19 Giugno 2024, mercoledì
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Meno insoluti, ma per un importo maggiore

Meno pagamenti insoluti, nel 2013, ma con importi medi in crescendo rispetto agli scorsi anni. È questo il trend rilevato nel nostro Paese dal Report dei Mancati Pagamenti, ricerca trimestrale condotta da Euler Hermes Italia. La compagnia di assicurazione debiti ha monitorato le banche dati di 450mila aziende, con approfondimenti per regione e settore.

INSOLUTI CRESCIUTI DAL 2007 – Il secondo anno consecutivo di recessione (PIL 2012 -2,6% e PIL 2013 -1,9%) ha contribuito al deterioramento delle transazioni commerciali tra imprese, innalzando i livelli di insoluti. Al calo del numero dei mancati pagamenti (frequenza -18% rispetto al 2012) corrisponde la crescita degli importi medi (severità +9% rispetto al 2012). Dal pre-crisi (2007) a dicembre 2013, i livelli medi dei debiti non onorati sono cresciuti in Italia del 78%.

INCREMENTO DELLA SEVERITÀ – Nel mercato interno, siderurgia e commodities sono i settori che presentano segnali di difficoltà sul fronte insoluti e, soprattutto, negli importi medi. Per i settori alimentare e tessile i debiti insoluti sono diminuiti o rimasti invariati. Tra le regioni, l’Emilia Romagna è quella che ha registrato nel 2013 l’importo medio più elevato (35mila euro) anche se il trend, nell’ultimo trimestre, si è invertito. I mancati pagamenti delle imprese italiane nel 2013 segnano, rispetto all’anno 2012, un calo sul fronte della frequenza sia sul mercato nazionale (-18%) sia nell’export (-17%). L’indicatore della severità, invece, registra sia un incremento in Italia (+9%) sia nei confronti dei mercati esteri (+ 6%).

TIMIDI SEGNALI DI RIPRESA – Dopo due anni di recessione, l’Italia sembra intravedere i primi segnali di ripresa che dovrebbero proseguire per tutto il 2014 ( PIL +0,3%) e il 2015 ( PIL+ 0,8%). L’export per l’anno appena cominciato sarà ancora il driver principale della crescita (+2,6% nel 2014 e +3,0% nel 2015), grazie all’apporto delle esportazioni nei paesi extra UE e alla ripresa delle economie avanzate, che dovrebbero ritornare, secondo le previsioni, sui livelli del 2010. Investimenti (-1,4% nel 2014 e -0,9% nel 2015) e consumi (-0,4% nel 2014 e +0,5% nel 2015) resteranno ancora in contrazione nel 2014, ma con variazioni più attenuate.

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