20 Maggio 2024, lunedì
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Fede: ho creato l’immagine di Alfano in tv. E lui ora non mi risponde neanche al telefono

È più combattivo che mai dopo oltre mezzo secolo di carriera alle spalle. Anche dopo «un divorzio non consensuale» da Mediaset, dove si dice pronto a tornare subito, perché «nessun altro giornalista può vantare la mia stessa memoria storica. E la mia fede…ltà».
D. Emilio Fede, secondo lei, Matteo Renzi durerà fino al 2018?
R. Garantito: elezioni anticipate entro il prossimo ottobre.
D. Il Ncd ha aperto a Renzi. Come giudica l’allontanamento di Angelino Alfano dal Cavaliere?
R. Non giudico Alfano. anche se non mi è mai stato particolarmente simpatico. Anni fa, Berlusconi, mi chiamò chiedendomi di far crescere la popolarità di Alfano facendolo apparire spesso in televisione e costruendo il suo personaggio. Così ho fatto e Alfano, negli anni, mi ha ripagato con l’indifferenza. Adesso non si degna neppure di rispondere alle mie telefonate. Ogni volta cade misteriosamente la linea. Ma non è il solo a essere irriconoscente: ho aiutato alcune donne, che si sono poi distinte in politica, a comunicare nella maniera più corretta e incisiva in televisione. Raggiunto l’obiettivo, sono letteralmente sparite. Chi le ha più viste?
D. È amareggiato perché si aspettava almeno un briciolo di gratitudine?
R. Giovanni Spadolini un giorno mi disse che la riconoscenza altro non è che l’attesa di nuovi favori. Chi faceva la fila per apparire al Tg4, oggi fa finta di niente. E parlo anche di professionisti di alto livello. Tutti volatilizzati. Non è amarezza, è rabbia.
D. Un voltafaccia che le ha fatto male?
R. Mi ha aiutato a capire che ero circondato anche da molti ruffiani, personaggi a cui ho dato risalto e che a me non hanno dato niente.
D. Bisognerebbe fare nomi e cognomi, no?
R. Potrebbero esserci nel mio prossimo libro, che sarà pubblicato in estate. Si intitola «Io c’ero… voi no» e ripercorre i momenti più importanti della mia lunga vita professionale ma anche verità scomode, come la storia di Ruby, donna con cui non ho mai avuto nulla da spartire, o quella della misteriosa valigetta con dentro 2 milioni e mezzo di euro, capitali che avrei portato a Lugano e versato in banca se i dipendenti di quest’ultima non avessero rifiutato di prenderli, ritenendoli di dubbia provenienza. In pratica, sarei stato protagonista di riciclaggio. Una bugia madornale.
D. Qual è la verità? Ha esportato capitali all’estero?
R. La verità è che è arrivata una lettera anonima all’Agenzia delle Entrate, in cui si parlava di questa valigetta. La Procura di Roma ha indagato e ha archiviato perché il fatto non sussiste. Lettera anonima vera, valigetta inventata. Indaga anche la Procura di Milano, attendo sviluppi.
D. Perché ha deciso di raccontare queste verità?
R. Perché lo devo alla mia famiglia, in primis. E a tutta la gente che m’incontra per strada, mi attesta solidarietà. E mi chiede: direttore, quando torna in televisione?
D. Già, quando torna?
R. Non lo so, io non avrei lasciato, il mio divorzio dal Tg4 non è stato consensuale. A dare il colpo di grazia alla mia carriera sono stati il caso Ruby e quella che io chiamo la valigetta del mistero. Mi è stato cortesemente chiesto di lasciare per il buon nome dell’azienda. Se fosse possibile tornare, però, lo farei senza un attimo d’esitazione. Nel frattempo, dirigo la Discussione, giornale fondato da Alcide De Gasperi: A questo giornale ho dato una nuova veste grafica e ho aggiunto nuove iniziative. E preparo un tour teatrale, da maggio, per raccontare le mie verità agli italiani che mi apprezzano.
D. Torniamo alla politica: che ne pensa dello strano asse che si è formato tra il premier incaricato e Silvio Berlusconi?
R. Sono due personaggi di peso, possono fare tanto per le riforme.
D. Renzi riuscirà a rottamare il concetto vetusto di politica?
R. Sono i politici di vecchio stampo, quelli che andrebbero rottamati. perché sono corrotti e infingardi.
D. L’agenda di Renzi ha come priorità una riforma al mese. Si riuscirà a fare tutto?
R. Ho conosciuto molti politici che assicuravano di poter risolvere tutto in poco tempo, ma che poi hanno risolto poco. O niente. Bisognerebbe avere il coraggio di dire: italiani, nell’immediato possiamo risolvere un problema urgente. Forse due. Il resto si vedrà. Prima o poi.
D. Quali e dove sono, secondo lei, gli interventi più urgenti?
R. Bisogna abbassare la soglia di povertà di milioni di famiglie, che non riescono a raggiungere la fine del mese con lo stipendio assottigliato da balzelli vari. Questo è un Paese paziente, che, purtroppo, sta per perdere la pazienza. La gente è stanca di continui sacrifici ed è pronta a scendere in strada, anche se quando accadrà – credo – sarà una protesta civile, per quanto dura. Il nostro Paese è un disastro, è costruito su mattoni vuoti. Bisogna radere al suolo e ricominciare a costruire. Non sarà facile.

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