29 Febbraio 2024, giovedì
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Export vino, l'Italia tiene e spopola in Russia. Ma il mercato globale arretra

Nel 2013 l’Italia è riuscita a incrementare i propri flussi di export di vino sia per quanto riguarda i fermi imbottigliati sia per quanto concerne gli spumanti. In particolare, rispetto a quest’ultima tipologia, si è registrato un aumento del 3% in valore e del 9% nelle quantità. E’ quanto emerge dai primi dati dell’osservatorio Wine Monitor di Nomisma relativi all’anno 2013, secondo cui, a livello globale, dopo anni di crescita ininterrotta nei valori, e in alcuni casi anche nei volumi, dell’import, compaiono invece segnali di arretramento in alcuni importanti mercati come Cina, Canada, Brasile e Giappone. Per quanto riguarda la Cina, dopo una crescita esponenziale degli acquisti di vini stranieri da parte dei consumatori cinesi passati nell’arco di un ventennio da 1,7 milioni a 1.170 milioni di euro, il 2013 mostra un calo rispetto all’anno precedente di quasi il 5%. Sul fronte dei volumi, la percentuale di riduzione è più o meno simile: 4,4% a fronte di 3,77 milioni di ettolitri contro i 3,94 milioni, sempre riferiti al 2012. Negli Stati Uniti le importazioni sono diminuite sul fronte dei volumi (-6% misurato in euro), ma il calo ha riguardato solamente gli sfusi, tant’è vero che sia sul versante dei fermi imbottigliati che degli spumanti/frizzanti si è registrata una crescita (rispettivamente del 3% e 9%) che si è riflessa anche sui valori (+3% e +2%). La perdita a livello complessivo è dipesa dal fatto che gli sfusi pesano sui volumi totali di vino importato per quasi un terzo. In Brasile, rivela l’osservatorio di Nomisma, il calo ha interessato tutte le tipologie: dai fermi imbottigliati (-6% in valore rispetto al 2012), agli spumanti/frizzanti (-11%) e agli sfusi (-34%). Nel caso del Giappone, a fronte di una diminuzione nei valori dell’import totale di vino (-4%) si è registrato all’opposto una crescita nei volumi (+2%). In particolare, sono diminuite le importazioni in valore di vini fermi imbottigliati e spumanti, rispettivamente, del 3% e 9%. In Canada si èmanifestato un leggero arretramento dell’1% sia nei valori che nei volumi complessivi di import di vino. Infine la Russia è l’unico mercato tra quelli considerati dove l’import di vino ha messo a segno una crescita non indifferente: più 12% a valore, a fronte di un più 2 % nei volumi. Anche in questo mercato i vini italiani hanno conquistato ulteriori posizioni, a seguito di un incremento nei flussi di vino esportato superiore al 20%, sia nei valori che nelle quantità. Nel caso degli spumanti, l’import dall’Italia è aumentato del 49% in termini economici, a fronte di una crescita del 43% nei volumi, consolidando così la leadership detenuta dal nostro paese in tale segmento, con una quota oggi pari al 63% dell’import di spumante in Russia, contro il 27% della Francia. “A parte la forte svalutazione nei confronti dell’euro che ha interessato molte valute, come il real brasiliano o lo yen giapponese, l’unico elemento che sembra accomunare quasi tutti i paesi considerati”, spiega Denis Pantini, direttore dell’area agroalimentare di Nomisma e project leader di Wine Monitor, “è l’elevato calo nei quantitativi di vino sfuso importato derivante anche da una minor disponibilità di prodotto che, come si ricorderà, ha visto nel 2012 toccare i livelli più bassi degli ultimi dieci anni”.

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