23 Aprile 2024, martedì
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Shaboo, la droga filippina adesso spaventa l’Italia

Fino a pochi anni fa veniva considerata «la droga dei filippini», perché il suo uso era limitato alla cerchia ristretta della comunità orientale. Poi le caratteristiche dello shaboo, una metanfetamina purissima, capace di tenere svegli e iperattivi per tutta la notte, l’hanno spinta anche negli ambienti delle discoteche più estreme.

Nel 2010 un ragazzo di 19 anni di Carpi, Enrico Rumolo, è morto fuori da un locale bolognese per aver ingoiato un mix micidiale di shaboo e ketamina. Ma secondo un investigatore che negli ultimi dieci anni ha seguito le crescenti fortune internazionali della sostanza, la metanfetamina potrebbe diffondersi ancora di più: «Dall’analisi dei dati mondiali, la produzione appare in crescita, e così il consumo. All’inizio veniva prodotta solo nelle Filippine e in Indonesia e veniva consumata esclusivamente dagli orientali. Negli ultimi dieci anni sono sorti laboratori in Repubblica Ceca, il consumo si è allargato a paesi come l’Iran e ci sono stati diversi sequestri anche in Italia, nell’ordine di centinaia di grammi–mezzo chilo ogni volta».

Il segnale più preoccupante però è il progressivo abbassamento dei prezzi, indice della penetrazione del prodotto sul mercato delle droghe: in un primo tempo lo shaboo costava fra i 300 e i 400 euro al grammo, dopodiché, a quanto risulta al nostro investigatore, la tariffa è scesa a 200 e, in certi casi, fino a cento euro al grammo. Se la quantità aumenta, con acquisti all’ingrosso, il prezzo cala ulteriormente. Se poi si pensa che da un grammo si possono ricavare più di dieci dosi, si capisce che i prezzi diventano veramente popolari. A fare il successo della metanfetamina è anche la circostanza che può essere prodotta «in pochissimo tempo e in ambiente domestico: i laboratori possono essere realizzati ovunque».

Ieri intanto i carabinieri della compagnia di Borgo Panigale hanno reso noti i dettagli di un’operazione che ha smantellato un’organizzazione che trafficava in shaboo nelle province di Bologna e Modena: sei persone, tutte di nazionalità filippina e tutte incensurate, sono finite in carcere, mentre per una settima la misura cautelare firmata dal gip Bruno Perla non è stata eseguita perché il destinatario, con ogni probabilità, è tornato nel paese d’origine. Per tre degli indagati le accuse sono anche rapina e sequestro di persona: avrebbero costretto un cliente che si era indebitato per 20mila euro con la banda, sempre per la droga, a prelevare denaro con il bancomat della fidanzata. E proprio dalla denuncia di quest’ultimo, un 27enne di origine siciliana residente a Casalecchio, alla fine del 2012 è partita l’indagine coordinata dal pm Massimiliano Rossi.

Un’attività investigativa costellata da undici arresti in flagranza (sette dei quali sono poi stati convalidati dal Gip) che ha portato alla luce una gang di insospettabili: tutti gli arrestati lavoravano come badanti o colf nelle case di persone anziane, e lo spaccio avveniva nelle immediate vicinanze delle abitazioni, dove venivano organizzati gli appuntamenti con la clientela a caccia di metanfetamina. Mentre gli spacciatori erano filippini, gli acquirenti erano molto spesso italiani, di età compresa fra i venti e i trent’anni.

I trafficanti si rifornivano a Roma e a Milano, perché qui si trovano gli aeroporti con voli diretti per le Filippine, dove lo shaboo veniva sintetizzato. I quantitativi sequestrati durante le indagini non sono ingenti, circa 25 grammi. Meno del mezz’etto sequestrato a Modena lo scorso maggio, e molto meno dei 330 grammi su cui le forze dell’ordine hanno messo le mani a Milano nel 2012, o dei due chili rinvenuti nel Modenese lo stesso anno. A seconda dell’etnia dei consumatori, mutano le modalità di assunzione: mentre i filippini ne inalano i vapori dopo averla scaldata, con effetti devastanti per la pelle, gli italiani preferiscono scioglierla in acqua.

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