29 Febbraio 2024, giovedì
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‘Ndrangheta regina a Milano, tra discoteche e legami vip

Milano Dal cuore della ’ndrangheta al mondo patinato della celebrity-chef inglese Nigella Lawson, ex moglie di Charles Saatchi, 70 anni, gallerista milionario nonché fondatore dell’agenzia pubblicitaria Saatchi&Saatchi. Da Platì a Londra, passando per la Lombardia. Questa la storia. In mezzo uno scandalo da copertina, una truffa da quasi un milione di euro e i rapporti con i rampolli di un esponente di spicco del clan Barbaro-Papalia, che da oltre trent’anni ha trasferito i suoi affari criminali dalle fiumare dell’Aspromonte alla ricca e collusa piazza di Milano, infiltrandosi nei locali della movida , arrivando addirittura all’interno del Palazzo di Giustizia intimidendo i testimoni di alcuni processi. La storia sta nelle pieghe delle 200 pagine di ordinanza cautelare che ieri ha portato in carcere 10 persone, tutte accusate a vario titolo, di legami con il clan che dagli anni ‘70 gestisce il business criminale da bar e ville bunker di Buccinasco, comune dell’hinterland milanese. L’inchiesta, oltre a fotografare i nuovi assetti della ‘ndrangheta in riva al Naviglio, ha fatto in parte luce sull’omicidio del brigadiere Antonino Marino ucciso a Bovalino nel 1990. Iniziamo allora da uno degli arrestati: Michele Grillo, classe ‘47, originario di Platì, già condannato a 18 anni per il sequestro di Tullia Kauten, fashion designer rapita a Milano il 5 marzo 1981 e rilasciata dopo il pagamento di 850 milioni di lire. Pedigree criminale di tutto rispetto, dunque. Tanto più che suo fratello Pasquale – ricostruiscono i carabinieri del nucleo investigativo assieme al Gico della Guardia di Finanza – è sposato con la figlia di Giuseppe Perre detto “Peppe u Maiustru” capobastone della ‘ndrangheta. Michele Grillo è anche padre di tre figlie. Fino a poche ore fa viveva con la più giovane in una casa di Casorate Primo (Pavia). Ma è con le maggiori, Francesca, 35 anni ed Elisabetta, 41, sorelline nate a Platì e non coinvolte nell’inchiesta, che la storia si sposta a Londra. Nel 2001 Francesca ed Elisabetta vengono assunte dai coniugi Saatchi, Charles e Nigella. In casa Saatchi il compito delle figlie del boss è quello di badare ai due pargoli (Cosima e Bruno) di Nigella. Con gli anni il rapporto di lavoro si irrobustisce. Poi, nel luglio scorso, il matrimonio con Saatchi finisce. Il divorzio burrascoso conquista i tabloid inglesi e diventa uno scandalo quando emerge l’inchiesta per truffa a carico delle sorelle Grillo. Francesca ed Elisabetta vengono accusate di aver utilizzato le carte di credito di Nigella per viaggi e spese personali. La cifra è esorbitante: 650 mila sterline con picchi mensili da 100 mila sterline. Saranno assolte. ARCHIVIATO lo scandalo inglese, a fare notizie oggi è il padre delle sorelline. Michele Grillo (professione camionista), ieri è stato arrestato per estorsione aggravata dal metodo mafioso. “Reato compiuto – scrive il giudice – in collaborazione con uno dei capi dell’as – sociazione mafiosa”, al secolo Agostino Catanzariti, alias Vangelo, anche lui professionista di sequestri. Come Grillo, anche Catanzariti porta sulle spalle decine di anni di carcere. Negli Ottanta sta in batteria con il boss Rocco Papalia. Rocco ha due fratelli, Antonio e Domenico. Loro rappresenta no la ‘ndrangheta in Lombardia. Anche Michele Grillo è della partita. E la partita, all’epoca, sono i sequestri e l’eroina. A metà degli anni Novanta arriveranno gli arresti, le sentenze, il carcere. Catanzariti esce nel 2007 e torna a comandare per conto dei Papalia. Lui non transige. Tutto si fa per la cosca perché così “ha deciso il padre eterno”. Nella sua cella (è il 1981), gli investigatori trovano un pizzino. Si legge: “Catanzariti capo, Rocco Papalia supercapo”. In poco tempo, il clan riacquista potere. Agostino e Michele pianificano tutto ai tavolini di un brutto bar di Corsico. Stanno sempre insieme. E in auto parlano a ruota libera. Di uccidere lo storico collaboratore di giustizia Saverio Morabito. E sarà una micropsia piazzata nella Citroën di Grillo a registrare la confessione di Catanzariti sull’omici – dio di Giuseppe De Rosa detto lo zingaro ucciso nel 1976 fuori dalla discoteca Skylab. Catanzariti chiacchiera (un po’ trop – po) e inchioda Rocco Papalia come esecutore materiale.

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