23 Febbraio 2024, venerdì
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Il Notariato: il mattone traino della ripresa

«La priorità, in questo momento, per la nostra categoria è la ripresa economica della nazione, e tutte le nostre ultime iniziative vanno in questa direzione. Perché ovviamente la ripresa economica riguarda tutti e tutte le categorie professionali. E riguarda in particolare il Notariato, il quale sta subendo le conseguenze di una crisi senza precedenti del settore immobiliare, che costituisce una parte importante della nostra professione. Negli ultimi cinque anni la nostra attività, in termini di volumi di affari, è calata del 50%». Così Maurizio D’Errico, da pochi mesi alla guida del Consiglio nazionale del Notariato, presenta il 48° Congresso nazionale, in programma oggi o domani presso lo Sheraton Roma Hotel & Conference Center e dedicato proprio al tema della «Proprietà dell’abitazione: risparmio familiare, tutela dei diritti e ripresa economica». Per la categoria centrale è la propria funzione di sussidiarietà anche nel settore immobiliare: «Stiamo lavorando su proposte», spiega, «che vanno nella direzione di sostenere l’edilizia, cercando di privilegiare meccanismi di trasferimento dove si parte dal godimento di un bene per arrivare poi alla titolarità, dando certezza a chi subentra in questo meccanismo contrattuale («rent to buy», ndr). Questo per far sì che si possa immediatamente riattivare il mercato immobiliare, dando la possibilità a tutti di entrare in casa, ma anche facendo ripartire l’attività economica dell’imprenditore-costruttore, che oggi ha moltissimo invenduto». A Roma, dove oggi interverrà anche il ministro della giustizia, la categoria si confronterà anche al suo Sul fronte della riforma delle professioni, il presidente del Consiglio nazionale del Notariato sottolinea che «un grande percorso è stato fatto». «Per esempio», ricorda, «dal punto di vista dell’assicurazione siamo stati i primi a partire. A questo si unisce il nostro impegno per i praticanti: abbiamo chiesto una riduzione della pratica, ci è stata accordata a 18 mesi e negli ultimi 6 mesi durante i corsi universitari, e questa la riteniamo una conquista. Poi, c’è il discorso forse più importante della formazione, che noi facciamo da gennaio con un nuovo regolamento, che tiene conto di tutti gli aspetti della professione, con migliaia e migliaia di ore l’anno a livello nazionale, e questo è pure un aspetto molto importante».

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