29 Febbraio 2024, giovedì
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L’Europa, i Rifiuti urbani e noi.

download (1)Colgo l’occasione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, per fare una riflessione sulla situazione italiana. Naturalmente, come spesso accade, siamo molto indietro negli appuntamenti europei, specie in materia di Raccolta Differenziata (RD) e di conseguenza siamo ad attendere una multa per non avere rispettato condizioni condivise. Di certo però potremmo trasformare questo ritardo in un vantaggio, com’è capitato alla nostra Regione. A suo tempo non ci siamo accodati alle “avanguardie” emiliane e toscane nella corsa all’incenerimento poiché eravamo lontani da una centralizzazione della gestione dei rifiuti solidi urbani (RSU) e così oggi , proprio al contrario di Toscana ed Emilia, ci ritroviamo una Regione FVG virtuosa, con elevati livelli di RD (tranne Trieste) e con una quota molto ridotta di secco indifferenziato da incenerire, relegata proprio in quel di Trieste.

Purtroppo l’Italia, invece di guardare al FVG ed al programma che si è dato con la gestione Serracchiani, cerca di risolvere le emergenze perenni di una cattiva e inadeguata gestione degli RSU bruciandoli e quindi riducendoli di volume ma spargendo la medesima quantità in polveri e ceneri sul territorio già molto provato. Noi infatti produciamo procapite il 50% in meno di rifiuti della Toscana e dell’Emilia, piene di inceneritori e se non fosse per Trieste avremmo da tempo bellamente superato i limiti prefissati dall’UE. Abbiamo dato nome di “Rifiuti Zero” all’obiettivo di programma ed in funzione di questo dobbiamo spingere per ulteriori riduzioni della produzione di rifiuti alla fonte. Ciò potrà avvenire promuovendo meno imballaggi e detassando prodotti riciclabili e recuperabili, sostenendo gli spazi dedicati alla distribuzione “alla spina”, migliorando la già buona RD e invitando i triestini a fare altrettanto. E’ d’obbligo una verifica degli impianti e stimolare la ricerca e anche i privati a sperimentare soluzioni di chiusura del ciclo che non brucino quel poco che resta del nostro secco indifferenziato.

L’Italia però, invece di approfittare di questa partenza ritardata per favorire la RD e promuovere le quattro R (riduzione, riutilizzo, riciclo e recupero), trasforma i cementifici in inceneritori (abbiamo il più elevato numero di cementifici d’Europa) che, non cementificando più città e coste, trovano nei rifiuti un’alta fonte di reddito. Premesso però che non esistono tecnologie in grado di ridurre le emissioni dei cementifici a quelle degli inceneritori, come questi ultimi sono industrie insalubri di I^ classe che rappresentano una  soluzione antieconomica e poco salubre per l’ambiente, le piante, gli animali  e i cittadini che lo popolano. Arriviamo quindi all’assurdo che una provincia virtuosa (Pordenone), di una regione virtuosa, si trova ben due cementifici con voglia di diventare inceneritori. Rischiamo quindi di superare l’80% di RD e bruciare rifiuti che provengono da altri, meno attenti alle buone pratiche per una corretta gestione dei RSU.

Come tranquillizzare i cittadini di Fanna, Travesio, Sequals e di Maniago, che vivono già in un contesto fortemente industrializzato, che il CSS, ormai un rifiuto mascherato da combustibile, non diventi per gran parte polvere contaminata da respirare, bere e mangiare?

Bisognerà aspettare che il decreto, che trasforma i rifiuti in combustibili liberi di circolare, diventi legge ma dobbiamo batterci tutti, amministratori e amministrati, affinché sia una legge che dia modo alle regioni virtuose di difendere il proprio operato e la salute dei propri abitanti.

Trasmesso e pubblicato

Ufficio Stampa

On. giorgio Zanin

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