25 Febbraio 2024, domenica
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La New York “rossa” di Bill de Blasio, tra populismo e uguaglianza

La New York “rossa” di Bill de Blasio, tra populismo e uguaglianza. Che lezioni può ricevere l’elettore italiano dalla clamorosa affermazione a sindaco di New York dell’italo-americano Bill de Blasio? L’annuncio di una amministrazione “progressista e diversa”, lo slogan “non lasceremo indietro nessuno”, qualificano il neo sindaco come un “populista” di sinistra, l’anima liberal di un outsider (prima delle primarie democratiche era dato buon ultimo) che solo la proverbiale dinamicità della Grande Mela poteva sostenere con uno schiacciante 74% dei suffragi.
Bisogna mettersi d’accordo, però, almeno su un paio di concetti e categorie politiche affatto differenti tra le due sponde dell’Atlantico. Perché, per esempio, “populista” in America non è un insulto o comunque una tara come in Europa. E farebbe chi, come Vendola, ha già inalberato il vessillo de Blasio contro una sinistra riformista stile Tony Blair, leggi Renzi. Ma qual è la differenza di un de Blasio con i populisti di casa nostra, da Berlusconi a Grillo, fino a una Marine Le Pen in Francia? Stefano Folli sul Sole 24 Ore propone una distinzione storica.
Il populismo “buono” di De Blasio è figlio dell’ottimismo americano, ma anche della ripresa dell’economia oltreoceano. Il populismo “cattivo”, diciamo così, del vecchio continente è invece figlio della paura e dell’incertezza. Il primo appartiene a una illustre storia politica di cui l’espressione più alta fu il Roosevelt della Grande Depressione; il secondo ha scandito la vicenda del Novecento e ha alimentato quasi tutte le spinte autoritarie, a cominciare dal nostro fascismo.

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