6 Maggio 2021, giovedì
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Compravendita senatori: Berlusconi rinviato a giudizio a Napoli

Servirà un processo per accertare se davvero, come pensa la Procura, Silvio Berlusconi e Valter Lavitola abbiano corrotto Sergio De Gregorio, convincendolo a passare da Italia dei Valori a Forza Italia per dinamitare la già fragile maggioranza di centrosinistra a Palazzo Madama durante il Governo Prodi nel 2006. Il Cav e l’ex direttore dell’Avanti sono stati, infatti, rinviati a giudizio quest’oggi dal gup Primavera in relazione alla presunta compravendita del senatore dipietrista che ha chiesto, e ottenuto, invece, di patteggiare venti mesi di carcere. Il processo inizierà l’11 febbraio davanti alla IV sezione del Tribunale di Napoli.

L’inchiesta è partita nel gennaio di quest’anno con le dichiarazioni spontanee di De Gregorio, già arrestato per gli illeciti finanziamenti al quotidiano socialista l’Avanti in combutta proprio con Lavitola. Ai pm titolari del fascicolo (Woodcock, Vanorio, Piscitelli, Curcio e Greco) De Gregorio ha raccontato di essersi letteralmente venduto al centrodestra in cambio di una robusta “stecca”: gli atti giudiziari parlano di tre milioni di euro, due dei quali – dice De Gregorio – sarebbero stati pagati in nero e uno soltanto regolarmente registrato, presso la Presidenza della Camera, come contributo elettorale di Forza Italia al suo neonato movimento, Italiani nel mondo. Nel corso dei suoi interrogatori, De Gregorio ha puntato l’indice contro l’ex socio (e amico) di un tempo, Valter Lavitola, indicandolo come il soggetto cui l’ex Premier aveva demandato il compito di regolare i pagamenti. Sia nel corso dell’istruttoria che in una dichiarazione spontanea di questo pomeriggio, l’ex giornalista ha però ribadito la propria estraneità ai fatti, riconducendo le consegne di denaro a De Gregorio alla restituzione di un prestito tra i due. Una motivazione che non ha convinto comunque il giudice dell’udienza preliminare che ha deciso di affidare al dibattimento l’accertamento di eventuali ipotesi corruttive.

Non è passata, dunque, la linea difensiva del Cav (rappresentato in aula dal penalista Michele Cerabona, non presente però al momento della lettura della sentenza da parte del gup) che si era imposta in occasione della richiesta, da parte della Procura, di giudizio immediato a carico degli imputati, e questo perché secondo il gip mancava la prova che il passaggio di De Gregorio dal centrosinistra al centrodestra fosse la “controprestazione” per il pagamento della tangente; trattandosi – nel caso dell’ex senatore – di un soggetto politico da sempre legato agli ambienti di Forza Italia. I legali di Berlusconi, nella loro arringa, hanno oggi ribadito che il reato di corruzione non si configurerebbe perché non esiste, per i parlamentari, il vincolo di mandato. Il gip Cimma, nel rigettare la richiesta di giudizio immediato, nel marzo scorso aveva sostanzialmente sposato questa valutazione ma il giudice dell’udienza preliminare Primavera ha inteso, invece, rimandare al contraddittorio tra le parti i confini e le definizioni di una vicenda assai complessa dal punto di vista tecnico. Nella quale Berlusconi viene indicato come l’ispiratore di una campagna acquisti nelle austere sale di Palazzo Madama per sabotare un Esecutivo democraticamente eletto.

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