6 Novembre 2026, venerdì
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Borse, il terremoto di Wall Street contagia l’Europa. L’intelligenza artificiale finisce sotto accusa, crollano i titoli tecnologici

Il Nasdaq perde il 5,5% e scivola in territorio di correzione, mentre il Dow Jones brucia oltre 1.800 punti. A innescare le vendite sono i timori di nuove restrizioni politiche allo sviluppo dei data center. Tokyo e Seul seguono la scia negativa, mentre i listini europei tentano di arginare le perdite guardando ai future americani. Petrolio in recupero, riflettori sui conti di Mps.

Le Borse europee provano a contenere i danni dopo una delle sedute più pesanti degli ultimi anni per Wall Street. L’onda d’urto del crollo americano si è propagata rapidamente sui mercati internazionali, investendo soprattutto il comparto tecnologico e riaccendendo interrogativi sulla sostenibilità delle valutazioni raggiunte dai titoli legati all’intelligenza artificiale. Milano, Parigi e Francoforte hanno aperto con ribassi superiori all’1,2%, in un clima dominato dalla prudenza e dalla ricerca di punti di equilibrio dopo le vendite della vigilia.

A offrire un parziale sostegno agli investitori sono i future di Wall Street, al momento orientati in territorio positivo. Un segnale che lascia intravedere la possibilità di un tentativo di recupero dopo il violento sell-off, ma che non basta ancora a dissipare le preoccupazioni. Il mercato si trova infatti davanti a una questione che va ben oltre la normale alternanza tra sedute positive e negative: quanto è solida la scommessa finanziaria sull’intelligenza artificiale e quanto può incidere la politica sulla sua traiettoria di sviluppo?

Wall Street, il conto salatissimo dei timori sull’intelligenza artificiale

La seduta di giovedì ha lasciato una ferita profonda sui listini statunitensi. Il Nasdaq ha perso il 5,52%, arretrando di 1.421,51 punti e scivolando ufficialmente in territorio di correzione, dopo aver accumulato una flessione superiore al 10% rispetto al massimo storico raggiunto il mese scorso. Il Dow Jones ha lasciato sul terreno 1.831,99 punti, pari al 3,43%, mentre lo S&P 500 ha ceduto 334,82 punti, con una contrazione del 4,35%.

A innescare la violenta ondata di vendite sono stati i timori di un possibile irrigidimento del quadro politico e normativo nei confronti dell’espansione dei data center. L’ipotesi che un Congresso a maggioranza democratica, insieme alle amministrazioni locali e ai singoli governatori, possa introdurre nuove limitazioni alla costruzione e allo sviluppo delle infrastrutture necessarie all’intelligenza artificiale ha alimentato i timori degli investitori.

Il punto è tutt’altro che secondario. I data center rappresentano il cuore materiale della rivoluzione dell’intelligenza artificiale: ospitano i sistemi di elaborazione, richiedono enormi investimenti in semiconduttori, reti, energia e raffreddamento e costituiscono un elemento essenziale per sostenere la crescita dei principali operatori tecnologici. Qualsiasi ostacolo alla loro realizzazione rischia quindi di ripercuotersi sull’intera filiera, dalle società produttrici di chip ai fornitori di infrastrutture, fino ai grandi gruppi che stanno investendo miliardi nella costruzione di nuovi impianti.

La reazione di Borsa ha mostrato quanto il settore sia diventato sensibile anche alle variabili politiche. Le società tecnologiche, protagoniste di una lunga stagione di rialzi alimentata dalle aspettative sull’intelligenza artificiale, si sono ritrovate improvvisamente esposte al rischio che una parte degli investimenti attesi possa subire rallentamenti o revisioni.

A guidare la discesa sono stati proprio i grandi nomi dei semiconduttori. AMD ha perso circa il 15%, Nvidia e Broadcom hanno lasciato sul terreno il 9%, mentre Micron ha ceduto oltre il 15%. Ancora più pesante la performance di SanDisk, precipitata del 20%.

Numeri che raccontano una brusca inversione del sentiment. Non è soltanto una questione di prese di beneficio dopo i rialzi precedenti: gli investitori stanno iniziando a incorporare nei prezzi il rischio che la crescita del settore possa incontrare ostacoli infrastrutturali, energetici e regolamentari. L’intelligenza artificiale continua a rappresentare una delle principali direttrici di sviluppo dell’economia globale, ma il mercato sembra ricordare che anche le rivoluzioni tecnologiche hanno bisogno di capitali, infrastrutture e condizioni politiche favorevoli.

Trump scarica la responsabilità sui Democratici

La reazione politica non si è fatta attendere. Donald Trump ha attribuito ai Democratici la responsabilità della pesante flessione di Wall Street, collegando direttamente il risultato elettorale alla performance negativa dei mercati azionari.

In un messaggio pubblicato su Truth Social, il presidente americano ha definito la seduta una delle peggiori della storia, sottolineando come il crollo abbia avuto conseguenze anche sui risparmi pensionistici degli americani. Trump ha respinto ogni responsabilità dei Repubblicani e ha assicurato che le Borse torneranno presto a salire, prevedendo una ripresa ancora più vigorosa.

«Oggi il mercato azionario è crollato perché gli stupidi democratici hanno avuto un grande martedì: è davvero triste da vedere, ma non potete che dare la colpa a voi stessi!», ha scritto il presidente.

Al di là della polemica politica, il messaggio mette in evidenza quanto il rapporto tra amministrazione americana, Congresso e grandi aziende tecnologiche sia diventato un fattore determinante per gli investitori. La corsa all’intelligenza artificiale non dipende soltanto dalla capacità delle imprese di sviluppare prodotti e servizi innovativi, ma anche dalla possibilità di realizzare le infrastrutture necessarie a sostenere una domanda crescente di potenza di calcolo ed energia.

Il mercato, in altre parole, sta iniziando a valutare anche il rischio politico di una trasformazione economica che fino a pochi mesi fa sembrava destinata a procedere senza ostacoli.

Asia travolta dalle vendite, i Treasury diventano un rifugio

Il contraccolpo della seduta americana si è fatto sentire immediatamente sui mercati asiatici. Tokyo ha registrato una perdita del 5,96%, mentre Seul ha chiuso con un ribasso del 6% per il Kospi. Due performance che confermano la vulnerabilità delle Borse asiatiche rispetto alle oscillazioni dei titoli tecnologici statunitensi e alla revisione delle aspettative sulla crescita del settore dei semiconduttori.

Il movimento ha coinvolto anche il mercato obbligazionario americano. Una parte dei capitali in uscita dall’azionario si è diretta verso i Treasury, considerati tradizionalmente un approdo nei momenti di maggiore incertezza. Il rendimento del titolo decennale statunitense è così sceso al 4,82%, riflettendo la ricerca di maggiore protezione da parte degli investitori.

La dinamica dei rendimenti sarà uno degli elementi da osservare nelle prossime sedute. Il trasferimento di liquidità verso i titoli di Stato può infatti rappresentare un segnale di avversione al rischio, ma può anche modificare le aspettative sulle condizioni finanziarie e sul costo del capitale.

L’attenzione si sposta intanto sui prossimi indicatori macroeconomici americani, a partire dai dati sul mercato del lavoro e dagli indici di fiducia dei consumatori. Numeri particolarmente importanti in una fase nella quale gli investitori devono capire se la correzione sia prevalentemente legata alle tensioni politiche e tecnologiche oppure se rifletta anche un deterioramento delle prospettive economiche.

Mps, utile di 543 milioni nel terzo trimestre

In una giornata dominata dalle tensioni sui mercati internazionali, l’attenzione degli investitori italiani si concentra anche sulla stagione delle trimestrali. Tra i protagonisti c’è Monte dei Paschi di Siena, che ha archiviato il terzo trimestre del 2026 con un utile netto di 543 milioni di euro.

Il risultato porta il profitto complessivo dei primi nove mesi a 1,657 miliardi di euro, con una crescita del 21,2% su base omogenea rispetto allo stesso periodo del 2025. Un andamento positivo emerge anche dal risultato operativo lordo, che tra gennaio e settembre ha raggiunto 3,461 miliardi, in aumento del 10,2%.

I numeri restituiscono l’immagine di una banca capace di mantenere una significativa redditività e di proseguire il proprio percorso di consolidamento. In un contesto nel quale i mercati finanziari stanno rivalutando il rischio e la sostenibilità delle prospettive di crescita, la solidità dei risultati bancari rappresenta un elemento di particolare interesse per gli investitori.

Ma per Mps la partita non si esaurisce nei conti trimestrali. Il consiglio di amministrazione, dopo aver esaminato i risultati, prosegue infatti nell’analisi dell’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria promossa da Intesa Sanpaolo sul gruppo.

L’operazione mantiene alta l’attenzione sul futuro assetto del settore bancario italiano e sulle possibili conseguenze industriali e finanziarie di un’eventuale integrazione. Per il mercato, dunque, i risultati economici di Mps rappresentano soltanto una parte del quadro: altrettanto importante sarà comprendere gli sviluppi dell’offerta e le prospettive strategiche che ne potrebbero derivare.

Petrolio in recupero, il Medio Oriente resta un fattore di rischio

Mentre l’azionario cerca di ritrovare un equilibrio, il mercato petrolifero torna a muoversi al rialzo dopo una settimana caratterizzata da forti oscillazioni. Le quotazioni hanno inizialmente risentito delle aspettative di una possibile svolta nello scenario mediorientale dopo le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, che avevano alimentato le scommesse su un allentamento delle tensioni e innescato un deciso movimento di vendita.

Successivamente, tuttavia, gli operatori hanno rivisto le proprie valutazioni, tornando a incorporare nei prezzi i rischi legati alla persistente instabilità geopolitica.

A mantenere alta la tensione contribuiscono anche le allerte diramate dall’Arabia Saudita per potenziali minacce nei confronti di Yanbu, importante hub per le esportazioni di greggio sul Mar Rosso. La rilevanza strategica dell’area è evidente: qualsiasi minaccia alle infrastrutture energetiche o alle rotte commerciali può tradursi rapidamente in un aumento del premio per il rischio incorporato nelle quotazioni del petrolio.

Il Wti con consegna a dicembre guadagna lo 0,9% e sale a 91,42 dollari al barile. Il Brent con scadenza gennaio avanza dell’1,23%, raggiungendo quota 99,54 dollari.

Il recupero del greggio introduce un ulteriore elemento di complessità per i mercati. Da un lato, l’aumento dei prezzi energetici può alimentare nuove pressioni inflazionistiche, complicando il percorso delle banche centrali. Dall’altro, un petrolio più caro rischia di incidere sui costi delle imprese e sul potere d’acquisto delle famiglie, soprattutto in una fase nella quale la fiducia degli investitori appare già indebolita.

La settimana della verità per i mercati

La fotografia dei mercati restituisce uno scenario caratterizzato da tensioni che si alimentano reciprocamente. Il crollo di Wall Street ha messo sotto pressione il comparto tecnologico, le Borse asiatiche hanno amplificato le perdite e l’Europa si è trovata ad affrontare l’apertura con un clima di forte cautela. Sullo sfondo restano le incognite politiche americane, le prospettive dell’intelligenza artificiale, l’andamento dei rendimenti obbligazionari e il rischio geopolitico legato al petrolio.

La questione centrale, adesso, è capire se il ribasso americano rappresenti una violenta correzione dopo una lunga fase di entusiasmo oppure il primo segnale di una revisione più profonda delle aspettative sulla crescita tecnologica.

L’intelligenza artificiale rimane una delle grandi scommesse economiche e industriali del prossimo decennio, ma la reazione di Wall Street dimostra che gli investitori non sono più disposti a ignorare i rischi legati alla sua realizzazione concreta. Le valutazioni elevate, gli investimenti infrastrutturali giganteschi e la dipendenza da decisioni politiche e autorizzative costituiscono altrettanti punti di fragilità.

Per l’Europa, la seduta si apre dunque con una doppia sfida: assorbire il contagio proveniente dagli Stati Uniti e comprendere se la correzione possa trasformarsi in un’opportunità di riequilibrio delle valutazioni oppure in una fase di maggiore instabilità.

I future americani positivi offrono una prima possibilità di recupero, ma la prudenza resta d’obbligo. Dopo il giovedì nero di Wall Street, i mercati cercano un appiglio. E soprattutto una risposta a una domanda che pesa sempre di più sulle decisioni degli investitori: quanto della crescita promessa dall’intelligenza artificiale è già incorporato nei prezzi e quanto, invece, deve ancora dimostrare di poter diventare realtà?

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