6 Ottobre 2026, martedì
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Zelensky: «Trump dà il via libera alle licenze per i Patriot». Mosca: «Monitoriamo»

Dalla possibile autorizzazione americana alla produzione dei missili alla proposta, smentita da Kiev, di un viaggio di Zelensky a Mosca. Sul terreno resta alta la tensione: cinque morti e decine di feriti nell’attacco russo su Kiev, mentre i droni ucraini colpiscono obiettivi industriali in territorio russo

La guerra continua a muoversi lungo due binari paralleli: quello, sempre più intricato, della diplomazia e quello, tutt’altro che fermo, degli attacchi sul terreno. A Kiev Volodymyr Zelensky sostiene di aver ottenuto da Donald Trump un’apertura sulla possibilità per l’Ucraina di produrre missili Patriot attraverso specifiche licenze americane. Da Mosca arriva una replica prudente ma attenta. «Zelensky dice molte cose», ha osservato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, aggiungendo che la Russia «sta monitorando» la situazione.

Il riferimento, in particolare, riguarda le autorizzazioni e le forniture militari occidentali destinate all’Ucraina. Mosca, ha spiegato Peskov, segue con attenzione quali Paesi concedano licenze e quali sistemi d’arma vengano messi a disposizione di Kiev.

«Stiamo monitorando le informazioni molto attentamente», ha detto il portavoce, sottolineando che il Cremlino cerca di comprendere quali Paesi rilascino determinate licenze e quali armi vengano fornite all’Ucraina. Un messaggio che arriva mentre il confronto diplomatico tra Washington, Kiev e Mosca resta appeso a iniziative ancora incerte.

La proposta di un incontro a Mosca

A complicare ulteriormente il quadro è la notizia, attribuita da Bloomberg a proprie fonti, secondo cui Trump avrebbe nuovamente invitato Zelensky a recarsi a Mosca per incontrare Vladimir Putin. Secondo l’agenzia americana, il presidente ucraino avrebbe respinto la proposta, manifestando anche irritazione per il fatto che l’ipotesi fosse stata nuovamente sollevata.

Da Kiev è arrivata però una smentita netta. L’ufficio di Zelensky, interpellato da Ukrainian Pravda, ha definito la ricostruzione «informazione falsa».

Sul tavolo resta invece la possibilità di un confronto a tre. Peskov ha confermato che durante una recente conversazione telefonica tra Trump e Putin si è parlato dell’eventualità di un incontro trilaterale che coinvolga Russia, Stati Uniti e Ucraina. Non ci sarebbero tuttavia, almeno per ora, dettagli operativi.

La questione era stata evocata anche da Zelensky, che aveva parlato di una proposta americana per organizzare negli Emirati Arabi Uniti un incontro a livello tecnico. Dal Cremlino arriva dunque una conferma dell’esistenza della discussione, ma non quella di un appuntamento già definito.

Zelensky guarda anche a Pechino

Il presidente ucraino ha inoltre riferito di aver chiesto a Trump di coinvolgere Xi Jinping nel tentativo di esercitare pressione su Vladimir Putin e favorire la fine della guerra.

Zelensky ha spiegato di aver chiesto personalmente al presidente americano di affrontare il tema con il leader cinese e di fare tutto il possibile affinché Pechino contribuisca a convincere Mosca a porre fine al conflitto. Da Washington, ha aggiunto, non avrebbe ancora ricevuto un riscontro sugli esiti della conversazione tra Trump e Xi.

È un ulteriore tassello di una partita diplomatica nella quale Kiev cerca di mantenere aperti più canali contemporaneamente, mentre gli Stati Uniti tentano di far avanzare il confronto con Mosca senza che, almeno per ora, emergano risultati definitivi.

Kiev sotto attacco: cinque morti

Mentre la diplomazia procede tra annunci, indiscrezioni e smentite, sul terreno la guerra continua a produrre vittime.

Un attacco russo con droni ha colpito Kiev provocando almeno cinque morti e una trentina di feriti. Secondo le autorità ucraine, tra le vittime ci sarebbe anche un ragazzo di 14 anni. Un edificio utilizzato per attività d’ufficio è stato colpito durante il raid, secondo quanto riferito dalle autorità militari della capitale.

L’attacco conferma ancora una volta come la distanza tra il linguaggio della diplomazia e la realtà quotidiana del conflitto resti enorme. Mentre si discute di possibili incontri e nuovi canali negoziali, le città continuano a essere esposte ai bombardamenti.

La risposta ucraina: nel mirino gli impianti industriali russi

Poche ore dopo, l’Ucraina ha colpito obiettivi sul territorio russo. Tra quelli indicati dalle fonti ucraine figurano una raffineria di petrolio a Perm, a circa 1.500 chilometri dal confine ucraino, e un impianto industriale a Ul’janovsk.

La raffineria sarebbe stata interessata da un incendio dopo un attacco con droni, secondo quanto riferito da canali Telegram citati dal Kyiv Independent. A Ul’janovsk sarebbe invece stato colpito lo stabilimento Iskra, specializzato nella produzione di componenti per sistemi di comunicazione e tecnologia radio.

Il governatore della regione, Aleksey Russkikh, ha confermato un massiccio attacco con droni sulla città, riferendo di danni a infrastrutture industriali e civili e della presenza di feriti. Le forze di difesa aerea e le unità mobili, ha affermato, erano impegnate nel respingere l’offensiva.

Gli attacchi in profondità sul territorio russo rappresentano da tempo una componente della strategia militare di Kiev, che punta anche a colpire infrastrutture considerate funzionali allo sforzo bellico di Mosca.

Il caso dei soldati nordcoreani e la protesta di Seul

Sul piano internazionale si apre infine un altro fronte, questa volta diplomatico, tra Ucraina e Corea del Sud.

Il presidente sudcoreano Lee Jae Myung ha espresso «profondo rammarico» per la decisione di Kiev di rendere pubblico il trasferimento in Corea del Sud di due soldati nordcoreani catturati mentre combattevano al fianco delle forze russe.

Secondo Lee, Seul e Kiev avevano concordato di mantenere riservata l’operazione, proprio per la particolare delicatezza della vicenda. Il presidente sudcoreano ha sostenuto che la divulgazione dell’informazione avrebbe violato un accordo di non divulgazione e ha avvertito che la questione potrebbe avere conseguenze significative sulla diplomazia e sulla sicurezza nazionale.

Seul aveva evitato fino a quel momento di confermare pubblicamente l’arrivo dei due militari, anche per ragioni legate alla loro sicurezza e a quella dei familiari rimasti in Corea del Nord.

La vicenda era stata resa nota da Zelensky durante il suo intervento all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. I due soldati erano stati catturati nel gennaio 2025 nella regione russa di Kursk, dove erano stati inviati a combattere insieme alle forze russe. Successivamente avevano manifestato la volontà di trasferirsi in Corea del Sud.

L’ufficio presidenziale ucraino ha poi confermato il trasferimento, precisando che Kiev avrebbe comunicato soltanto l’avvenuto trasferimento e non i dettagli dell’operazione.

Tra missili, droni e tentativi di dialogo, il conflitto continua dunque a produrre segnali contraddittori. Da una parte si moltiplicano le ipotesi di nuovi contatti tra Washington, Kiev e Mosca; dall’altra, gli attacchi si allargano sempre più in profondità e coinvolgono infrastrutture strategiche, mentre ogni apertura diplomatica resta esposta al rischio di essere smentita dai fatti sul terreno.

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