6 Novembre 2026, venerdì
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È morto Raffaele Costa, il liberale che fece degli sprechi in sanità una battaglia politica

L’ex ministro è morto a 90 anni, appena tre giorni dopo averli compiuti. Avvocato piemontese, ultimo segretario del Partito Liberale Italiano, attraversò tre decenni di politica tra Prima e Seconda Repubblica. Quattro volte ministro, fu protagonista dei celebri blitz negli ospedali contro sprechi e inefficienze.

È morto a 90 anni Raffaele Costa, uno dei protagonisti della lunga transizione della politica italiana dalla Prima alla Seconda Repubblica. Se n’è andato appena tre giorni dopo aver festeggiato il novantesimo compleanno, lasciando alle spalle una carriera politica durata trent’anni e attraversata da stagioni profondamente diverse della Repubblica.

Avvocato, piemontese di Mondovì, Costa entrò in Parlamento nel 1976 nelle file del Partito Liberale Italiano. Una militanza che lo avrebbe portato, negli anni più difficili per il Pli, fino alla segreteria nazionale: fu l’ultimo segretario del partito, tra il 1993 e il 1994, prima dello scioglimento.

Ma è soprattutto negli anni Novanta, nel passaggio convulso tra Tangentopoli e la nascita della Seconda Repubblica, che il suo nome acquista un rilievo nazionale. Costa fu ministro per quattro volte, ricoprendo incarichi nei governi Amato, Ciampi e Berlusconi.

Nel governo Amato fu prima ministro per le Politiche comunitarie e per gli Affari regionali e poi ministro della Sanità. Con Carlo Azeglio Ciampi arrivò al ministero dei Trasporti. Tornò quindi alla Sanità nel primo governo guidato da Silvio Berlusconi.

Fu proprio alla guida della Sanità che Costa costruì una parte importante della sua notorietà pubblica. I suoi sopralluoghi a sorpresa negli ospedali, spesso accompagnati da telecamere e fotografi, divennero una sorta di marchio politico. I celebri “blitz” antisprechi puntavano il dito contro inefficienze, strutture sovradimensionate, disservizi e denaro pubblico utilizzato male. Una campagna che contribuì a trasformare il tema degli sprechi sanitari da questione amministrativa a tema di forte impatto nell’opinione pubblica.

La sua parabola politica non si esaurì però con la fine del Pli. Costa aderì a Forza Italia e, nel 1997, tentò la sfida più importante sul piano amministrativo: la candidatura a sindaco di Torino. Arrivò a un passo dalla vittoria, sconfitto da Valentino Castellani con un margine inferiore ai cinquemila voti.

Nel corso della sua carriera fu anche europarlamentare e, in Piemonte, presidente della Provincia di Cuneo, incarico che ricoprì dal 2004 al 2009. La sua esperienza parlamentare si concluse nel 2006, dopo l’ultima elezione alla Camera.

Ancora una volta, tuttavia, la politica sarebbe tornata a incrociare il suo percorso. Eletto nel 2010 nelle file del Popolo della Libertà, Costa lasciò il Consiglio regionale poco dopo le elezioni, dimettendosi per motivi di salute.

Con la sua scomparsa si chiude una delle vicende personali e politiche che meglio raccontano il passaggio dal vecchio sistema dei partiti alla nuova geografia del centrodestra. Liberale di formazione, ministro in governi di diverso orientamento e poi protagonista della stagione berlusconiana, Costa attraversò da protagonista una fase in cui la politica italiana cambiò linguaggi, alleanze e protagonisti.

Una continuità familiare, almeno sul piano politico, resta oggi affidata al figlio Enrico, capogruppo di Forza Italia alla Camera. Un legame che riporta il nome Costa al centro della politica nazionale, a distanza di decenni da quella stagione in cui Raffaele, tra aule parlamentari, ministeri e improvvise visite negli ospedali, aveva fatto della denuncia degli sprechi una delle sue battaglie più riconoscibili.

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