Emma Bonino non è stata soltanto una leader politica: è stata una delle coscienze più lucide e tenaci della Repubblica. Si è spenta a Roma a 78 anni, dopo un malore che l’ha colpita nella sua abitazione. Con lei scompare una figura che ha attraversato cinquant’anni di storia italiana ed europea con una coerenza rara, trasformando battaglie considerate marginali in pilastri della modernità democratica.
Nata a Bra il 9 marzo 1948, Bonino entra in Parlamento nel 1976, a soli 28 anni, eletta nelle liste del Partito Radicale. Da quel momento la sua presenza nelle istituzioni diventa quasi ininterrotta: Camera, Senato, Parlamento europeo. La sua agenda è chiara fin dall’inizio: diritti civili, libertà individuali, laicità dello Stato, difesa delle minoranze. Temi che negli anni Settanta erano avanguardia pura e che lei contribuisce a portare nel cuore del dibattito pubblico.
Nel 1978 partecipa alla fondazione di Food and Disarmament International, iniziativa globale contro la fame sostenuta da numerosi premi Nobel. È il primo segnale di una vocazione internazionale che la porterà a operare ben oltre i confini italiani. Tra la fine degli anni Ottanta e gli anni Novanta guida il Partito Radicale Transnazionale e consolida la sua presenza tra Roma, Bruxelles e Strasburgo.
Nel 1994 viene nominata Commissaria europea con un portafoglio vastissimo: aiuti umanitari, pesca, tutela dei consumatori, salute pubblica, sicurezza alimentare. È in prima linea nelle crisi più drammatiche del decennio, dai Balcani ai Grandi Laghi, affrontando emergenze che richiedono competenza, rapidità e una visione globale. Nel 1997 le viene affidata anche la sicurezza alimentare, in anni segnati da scandali e paure collettive: Bonino diventa una delle voci più autorevoli dell’Europa che cerca di proteggere i cittadini senza cedere al panico.
La sua vita si divide per anni tra Bruxelles e Il Cairo, dove è Distinguished Visiting Professor all’Università Americana. L’esperienza egiziana le permette di approfondire le questioni umanitarie nel mondo arabo e di impegnarsi, dal 2003, per la ratifica del Protocollo di Maputo sui diritti delle donne in Africa: una battaglia poco raccontata in Italia, ma decisiva per milioni di donne africane.
Nel 2006 entra nel secondo governo Prodi come ministra del Commercio internazionale e delle Politiche europee, segnando il passaggio dalla militanza radicale alla responsabilità di governo. Successivamente viene eletta al Senato e nel 2008 diventa vicepresidente di Palazzo Madama, ruolo che ricopre per l’intera legislatura.
Nel 2017 dà vita a +Europa insieme ai Radicali Italiani e a Forza Europa, con l’obiettivo di costruire una forza politica apertamente europeista, liberale e federalista. Nel 2019 il movimento diventa partito, con Bonino come garante di una linea limpida: integrazione europea, diritti civili, Stato di diritto, libertà individuali.
Nel 2015 annuncia di avere un tumore al polmone, un microcitoma particolarmente aggressivo. Affronta la malattia con la stessa trasparenza con cui ha sempre vissuto la politica. Nel 2023 comunica di aver concluso con successo le terapie, pur continuando a essere soggetta a ricoveri per problemi respiratori e metabolici.
Emma Bonino lascia un’eredità politica e morale che va oltre i confini dei partiti. Ha incarnato l’idea che la politica possa essere studio, disciplina, coraggio e servizio. Ha difeso l’Europa quando non era di moda, ha parlato di diritti civili quando erano considerati eccentricità, ha guardato al mondo quando l’Italia guardava solo a sé stessa. La sua voce si è spenta, ma le sue battaglie restano e continueranno a interrogare il Paese.
