25 Ottobre 2026, domenica
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Iran, abbattuto un drone navale Usa nello Stretto di Hormuz: sale la tensione nel Golfo

Le Guardie Rivoluzionarie rivendicano l’attacco contro un mezzo militare americano e annunciano nuove azioni contro sei imbarcazioni. Nel mirino tre petroliere e tre navi ritenute riconducibili agli Stati Uniti. Teheran avverte: nessun transito sulle rotte considerate non autorizzate

La tensione tra Iran e Stati Uniti torna a concentrarsi nel punto più sensibile delle rotte energetiche mondiali. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno annunciato di aver colpito e abbattuto un drone navale militare americano nello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi attraverso cui transita il traffico petrolifero internazionale.

La rivendicazione è arrivata attraverso una nota trasmessa dalla televisione di Stato iraniana Irib. Secondo quanto riferito dalle forze iraniane, il drone sarebbe stato attaccato mentre tentava di entrare in quella che Teheran definisce un’area protetta dello Stretto.

«Le eroiche forze navali della Guardia rivoluzionaria islamica hanno attaccato un drone militare americano che stava cercando di entrare nell’area protetta dello Stretto di Hormuz», si legge nella dichiarazione rilanciata dai media iraniani.

L’episodio si inserisce in una spirale di azioni e rappresaglie che nelle ultime ore ha riportato Hormuz al centro dello scontro fra Washington e Teheran. Un passaggio particolarmente delicato, perché qualsiasi ulteriore escalation nello Stretto rischia di avere conseguenze ben oltre il confronto militare diretto tra i due Paesi.

Nel mirino anche sei imbarcazioni

Nella tarda serata del 5 settembre, le Guardie Rivoluzionarie hanno inoltre annunciato di aver condotto nuovi attacchi contro diverse imbarcazioni, motivandoli come una risposta alle precedenti azioni statunitensi contro petroliere iraniane.

Secondo la versione fornita da Teheran, le forze navali iraniane avrebbero preso di mira tre petroliere, accusate di navigare lungo una rotta non autorizzata nello Stretto di Hormuz. Altre tre imbarcazioni riconducibili agli Stati Uniti sarebbero invece state attaccate in altre aree.

Nel comunicato, Washington viene definita con toni fortemente ostili come l’America «assassina di bambini», mentre alle altre navi viene rivolto un avvertimento esplicito: evitare il transito lungo quelle che l’Iran considera rotte non approvate.

Hormuz, il nuovo fronte della crisi

La sequenza degli attacchi segna un ulteriore salto di tensione. Lo Stretto di Hormuz non è soltanto un passaggio strategico sul piano militare: è una delle arterie fondamentali del commercio mondiale di energia. Per questo ogni minaccia alla libertà di navigazione nell’area assume immediatamente una dimensione internazionale.

L’abbattimento del drone americano, se confermato nei termini indicati da Teheran, aggiunge così un elemento particolarmente delicato al confronto. Da una parte l’Iran ribadisce la propria capacità di controllare e contestare il traffico nello Stretto; dall’altra, gli Stati Uniti si trovano davanti a una nuova provocazione in un’area nella quale la presenza militare americana è strettamente legata alla sicurezza della navigazione.

Il rischio, ora, è quello di una progressiva trasformazione dello Stretto di Hormuz in un teatro di confronto diretto, dove un incidente navale, un attacco a un’imbarcazione o l’abbattimento di un mezzo militare possono rapidamente innescare una nuova escalation.

Teheran, intanto, mantiene una linea di fermezza e lega apertamente le proprie operazioni alla risposta agli attacchi americani contro le petroliere iraniane. Il messaggio rivolto alla navigazione commerciale è netto: le navi che tenteranno di percorrere rotte considerate non autorizzate potrebbero diventare a loro volta obiettivi.

In un’area già segnata da una crescente presenza militare e da una catena di rappresaglie, Hormuz torna dunque a essere il punto in cui la crisi tra Iran e Stati Uniti può smettere di essere soltanto una guerra di dichiarazioni e trasformarsi in un confronto dagli effetti imprevedibili.

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