Una festa di matrimonio trasformata in pochi minuti in una corsa disperata verso l’uscita. È il bilancio drammatico dell’incendio divampato venerdì sera a Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, dove almeno 22 persone hanno perso la vita tra le fiamme.
Il rogo è scoppiato nel quartiere di Lingwala, all’interno dell’edificio che ospitava la celebrazione. Le fiamme hanno rapidamente avvolto l’intera struttura, mentre gli invitati cercavano di mettersi in salvo. A rendere ancora più difficile la fuga sono stati i corridoi stretti e congestionati dalle persone, trasformati in un imbuto nel momento in cui il panico ha preso il sopravvento.
L’incendio, scoppiato nella serata di venerdì 4 settembre, ha continuato a bruciare fino alle prime ore di sabato. Il bilancio, già pesantissimo, potrebbe tuttavia aggravarsi. Le autorità non escludono infatti che il numero delle vittime possa aumentare.
Sul luogo della tragedia, nella mattinata di sabato, è arrivato anche Jacquemin Shabani, vice primo ministro e ministro dell’Interno della Repubblica Democratica del Congo. Di fronte alle dimensioni della devastazione, Shabani ha definito quanto accaduto semplicemente una «tragedia».
Resta ancora da stabilire che cosa abbia provocato l’incendio. Le indagini dovranno chiarire l’origine delle fiamme e, soprattutto, ricostruire la sequenza degli eventi che ha impedito a decine di persone di abbandonare rapidamente l’edificio.
La tragedia riaccende intanto i riflettori sulle condizioni di sicurezza della capitale congolese. A Kinshasa gli incendi mortali sono tutt’altro che eccezionali. La crescita urbana, spesso rapida e disordinata, procede in molte aree senza un adeguato sviluppo dei servizi essenziali, compresi quelli destinati alla prevenzione e alla gestione delle emergenze.
Il rischio tende inoltre ad aumentare durante la stagione secca, quando le condizioni ambientali possono favorire la propagazione delle fiamme. I media locali hanno riferito di diversi incendi verificatisi nel corso dell’anno, a conferma di un problema che va oltre la singola emergenza.
Quello che doveva essere un giorno di festa e di celebrazione si è dunque concluso nel modo più tragico. Ventidue vite spezzate e una comunità sotto shock, mentre a Kinshasa resta una domanda ancora senza risposta: quante di queste morti avrebbero potuto essere evitate con edifici più sicuri, vie di fuga adeguate e servizi antincendio all’altezza di una metropoli in continua espansione?
