22 Settembre 2026, martedì
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Egitto, condannata a morte la conduttrice tv Sarah Khalifa: sequestrati oltre 750 chili di droga

La presentatrice, seguita da 2,5 milioni di persone su Instagram, è stata condannata insieme ad altre 11 persone per la presunta costituzione di un’organizzazione criminale dedita alla produzione e al traffico di stupefacenti. La sentenza non è ancora definitiva: per tutti gli imputati resta la possibilità di ricorrere in appello.

Il volto televisivo, i milioni di follower e, dall’altra parte, un’inchiesta su un presunto traffico internazionale di stupefacenti. È il doppio profilo della vicenda che in Egitto ha portato alla condanna a morte della conduttrice e produttrice Sarah Khalifa e di altre undici persone.

Il tribunale penale del Cairo ha inflitto ai dodici imputati la pena capitale mediante impiccagione, ritenendoli responsabili della costituzione di una organizzazione criminale specializzata nell’importazione di sostanze destinate alla produzione di droghe e nella loro successiva commercializzazione. La notizia, anticipata nelle scorse settimane, è stata formalmente confermata dopo l’acquisizione del parere del Gran Mufti d’Egitto, passaggio previsto dalla legge egiziana nei procedimenti che possono concludersi con una condanna a morte.

Il maxi sequestro

Al centro dell’inchiesta c’è un ingente quantitativo di stupefacenti e materiale destinato alla loro produzione. Le autorità egiziane hanno sequestrato oltre 750 chilogrammi tra droga e materie prime, oltre ad attrezzature e macchinari che, secondo gli investigatori, sarebbero stati utilizzati per la lavorazione delle sostanze.

Il materiale è stato trovato all’interno di due appartamenti trasformati in laboratori, secondo quanto riferito dai media egiziani. Agli imputati è contestato anche il possesso e la detenzione illegale di armi da fuoco e munizioni.

Un quadro accusatorio particolarmente pesante, dunque, che ha portato il tribunale a riconoscere l’esistenza di una struttura organizzata e finalizzata alla produzione e alla distribuzione di stupefacenti.

La versione della conduttrice

Sarah Khalifa, volto noto della televisione egiziana e particolarmente popolare sui social, ha però respinto le accuse. Nel corso di un’udienza, lo scorso settembre, alla domanda del giudice sul suo presunto coinvolgimento nella vicenda avrebbe dichiarato di non aver mai visto droga.

Una versione che, secondo quanto riportato dalla stampa statale egiziana, sarebbe stata messa in discussione da successive immagini che avrebbero mostrato la conduttrice insieme a sostanze stupefacenti negli uffici dell’autorità antidroga.

La ricostruzione della sua posizione resta quindi uno degli elementi centrali del procedimento, mentre la condanna emessa dal tribunale non chiude ancora definitivamente la vicenda giudiziaria.

La strada dell’appello

Per Khalifa e per gli altri undici condannati resta infatti aperta la possibilità di presentare ricorso in appello. La pena capitale, dunque, non equivale in questa fase all’immediata esecuzione della sentenza.

Il caso si inserisce in un contesto egiziano nel quale la pena di morte continua a essere prevista e applicata. Secondo i dati citati da Amnesty International nel rapporto relativo al 2025, in Egitto nel corso dell’anno sono state emesse 492 condanne a morte, mentre le esecuzioni effettivamente compiute sono state 23.

Per Sarah Khalifa, dunque, la vicenda che ha trasformato un personaggio televisivo seguito da milioni di persone in una delle protagoniste di un clamoroso caso giudiziario è tutt’altro che conclusa. La prossima partita si giocherà nelle aule di giustizia, dove la difesa potrà ancora contestare la condanna e chiedere che venga rivista.

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