La riforma della legge elettorale supera al Senato uno dei passaggi più delicati e torna a mettere al centro del dibattito il rapporto tra elettori e candidati. La Commissione Affari costituzionali ha approvato l’emendamento del centrodestra che introduce la possibilità di esprimere fino a tre preferenze sulla scheda. Un primo via libera che segna una discontinuità rispetto al sistema attuale e, soprattutto, riapre una partita che appena due mesi fa si era arenata alla Camera per un solo voto.
La novità, tuttavia, non cancella il meccanismo dei capilista bloccati. Il primo nome della lista continuerà infatti a essere scelto senza preferenza diretta da parte dell’elettore, mentre la possibilità di indicare i candidati riguarderà quelli collocati successivamente. È su questo punto che si concentra una delle caratteristiche più rilevanti dell’emendamento: l’alternanza di genere non partirà dal capolista, ma dal candidato immediatamente successivo.
In concreto, l’elettore potrà indicare un massimo di tre candidati, apponendo una croce accanto ai rispettivi nomi. La nuova architettura conserva dunque una quota di nomi sottratta alla scelta diretta degli elettori e, contemporaneamente, amplia lo spazio delle preferenze nella parte restante della lista.
Una soluzione di compromesso che tiene insieme due esigenze politiche contrapposte: da una parte la volontà di restituire agli elettori un maggiore potere di scelta, dall’altra quella di mantenere un ruolo significativo per la definizione delle liste da parte dei partiti.
Anche sul fronte della rappresentanza di genere il testo introduce una disciplina specifica. L’alternanza sarà applicata a partire dal secondo candidato, lasciando quindi il capolista al di fuori del meccanismo. Non viene invece reintrodotto, per la scelta dei capilista, il criterio del 60%-40% previsto dal Rosatellum, l’attuale sistema elettorale, pensato per evitare una presenza eccessivamente sbilanciata di uno dei due generi.
Il voto della Commissione di Palazzo Madama assume così un peso politico che va oltre il singolo emendamento. Il tema delle preferenze è infatti uno dei nodi più sensibili di qualsiasi riforma elettorale: riguarda direttamente il potere degli elettori, ma anche il controllo dei partiti sulla composizione delle liste e, di conseguenza, sulla futura rappresentanza parlamentare.
Il passaggio al Senato riapre inoltre una ferita ancora recente nel percorso parlamentare della riforma. A luglio, alla Camera, una proposta sostanzialmente analoga era stata respinta per appena un voto. Ora il centrodestra incassa il primo via libera in Commissione e rimette la questione al centro dei lavori parlamentari.
La strada verso l’approvazione definitiva resta naturalmente ancora lunga. Ma il voto del Senato indica con chiarezza che il tema delle preferenze non è destinato a essere un dettaglio tecnico della riforma. È, al contrario, uno dei terreni sui quali si misura l’equilibrio tra partiti, candidati ed elettori e, più in generale, il grado di scelta che il nuovo sistema elettorale intende affidare ai cittadini.
