23 Ottobre 2026, venerdì
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Ex Ilva, la partita si allarga: in gara entra anche un quarto grande operatore europeo

Dopo Jindal, Flacks e una cordata italiana, il ministro Adolfo Urso annuncia l’ingresso di un nuovo player internazionale. Il governo punta a chiudere la partita rilanciando la siderurgia di base come asset strategico per l’Italia e l’Europa.

La partita per il futuro dell’ex Ilva di Taranto si fa sempre più affollata e, soprattutto, più internazionale. Alla gara per gli stabilimenti siderurgici si aggiunge infatti un quarto grande operatore europeo, destinato ad affiancare i soggetti già in campo: Jindal, Flacks e una cordata italiana che il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha definito «piuttosto significativa».

L’annuncio, arrivato dal Meeting di Comunione e Liberazione di Rimini, conferma che la procedura sta attirando l’interesse di gruppi industriali con ambizioni rilevanti sul dossier dell’acciaio italiano. Un interesse che, nelle intenzioni del governo, può tradursi in una competizione capace di individuare la soluzione più solida per il rilancio degli impianti e per la continuità produttiva.

Urso: «Troveremo una soluzione»

Il ministro guarda con fiducia all’evoluzione della gara e sottolinea il ruolo della collaborazione tra istituzioni. L’obiettivo non è soltanto individuare un nuovo soggetto industriale, ma costruire le condizioni per assicurare una prospettiva duratura agli stabilimenti e all’intero comparto siderurgico.

Il dossier ex Ilva, del resto, va ben oltre i confini di Taranto. In gioco c’è una componente rilevante della capacità manifatturiera italiana e, più in generale, la possibilità per l’Europa di mantenere una propria base industriale nei settori considerati strategici.

È proprio su questo punto che Urso insiste. La siderurgia di base, secondo il ministro, non può essere considerata un comparto destinato inevitabilmente a ridimensionarsi, ma una infrastruttura industriale indispensabile alla competitività del continente.

La siderurgia come questione strategica

«Noi crediamo all’industria primaria», ha ribadito Urso, collegando la tenuta della produzione siderurgica alla capacità dell’Europa di preservare il proprio sistema produttivo. Il tema, nella sua lettura, assume anche una dimensione geopolitica: senza una solida industria di base, sostiene il ministro, sarebbero messe a rischio non soltanto le filiere manifatturiere, ma anche la «libertà e l’indipendenza dell’Europa».

L’ingresso di un nuovo grande operatore europeo aggiunge dunque un elemento significativo a una gara già caratterizzata dalla presenza di interlocutori industriali di peso. Per l’ex Ilva si apre una fase nella quale la scelta del futuro proprietario dovrà necessariamente intrecciarsi con investimenti, capacità produttiva, sostenibilità industriale e prospettive occupazionali.

Il governo, intanto, mantiene la linea della fiducia. La convinzione espressa da Urso è che la maggiore partecipazione alla gara possa favorire l’individuazione di un progetto credibile e industrialmente robusto. La sfida, ora, sarà trasformare l’interesse manifestato dai diversi pretendenti in un piano concreto per riportare la siderurgia italiana al centro della strategia industriale nazionale ed europea.

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