Il 24 agosto, giorno dell’Indipendenza, l’Ucraina celebra i suoi 35 anni da Stato sovrano mentre la guerra continua a scandire il presente e a condizionare il futuro del Paese. Kiev festeggia una ricorrenza che, per il quinto anno consecutivo, cade nel pieno dell’invasione russa su vasta scala e lo fa ospitando la riunione dei Volenterosi, il gruppo dei principali Paesi europei impegnati nel sostegno all’Ucraina.
Sul tavolo non c’è soltanto la prosecuzione dell’assistenza militare. Il tema centrale è sempre più quello di come costruire le condizioni per un negoziato capace di portare a una pace stabile, senza però indebolire la capacità di difesa di Kiev. È su questo equilibrio, tra deterrenza e diplomazia, che si muovono i leader europei.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenuta in videocollegamento, ha ribadito la posizione italiana: «L’Italia è determinata a operare al fianco dei partner internazionali per favorire un percorso negoziale verso una pace giusta e duratura». Una formula che tiene insieme i due pilastri della strategia italiana: sostegno all’Ucraina e ricerca di una soluzione diplomatica.
Macron: «La Russia aumenterà le provocazioni»
Sul rischio di un’escalation ha acceso i riflettori il presidente francese Emmanuel Macron. Secondo il leader dell’Eliseo, Mosca potrebbe intensificare le pressioni sui Paesi europei proprio per scoraggiare il sostegno a Kiev.
«Dobbiamo tenere presente che la Russia intensificherà le tensioni nei confronti dei Paesi europei per dissuaderli dal fornire assistenza all’Ucraina», ha affermato Macron, avvertendo che i Paesi della Nato potrebbero essere destinatari di nuove provocazioni. Per questo, ha aggiunto, è necessario proseguire il lavoro già avviato nell’Alleanza Atlantica e mantenere una posizione «risoluta».
L’avvertimento arriva mentre la guerra mostra una nuova fase di intensificazione e gli attacchi contro le infrastrutture e i centri abitati continuano a produrre vittime.
Kiev chiede più difesa aerea
La richiesta ucraina ai partner è chiara: servono sistemi di difesa antiaerea, missili, munizioni e radar. La protezione dello spazio aereo resta infatti uno dei punti più vulnerabili della strategia difensiva di Kiev, soprattutto davanti alla crescente intensità degli attacchi russi.
Alla riunione dei Volenterosi ha partecipato anche il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, che ha sottolineato il significato simbolico della giornata: «L’Ucraina è una nazione libera e coraggiosa. La sua lotta è anche la nostra lotta».
Il sostegno europeo trova intanto una traduzione concreta nei nuovi stanziamenti. La Commissione europea ha annunciato appalti nel settore della difesa destinati all’Ucraina per 6,1 miliardi di euro. Le forniture riguarderanno, tra l’altro, sistemi antiaerei e antimissile, missili, munizioni e radar.
Zelensky: «Finché il circolo virtuoso non verrà spezzato, l’Ucraina non cadrà»
Nel giorno della festa nazionale, il presidente Volodymyr Zelensky ha scelto un messaggio rivolto soprattutto alla tenuta del Paese.
«In questo momento è davvero molto, molto difficile per tutti noi», ha riconosciuto, sottolineando però come il sostegno reciproco e la fiducia degli ucraini rappresentino la forza capace di impedire il collasso del Paese. «Finché questo nostro circolo non verrà spezzato dal nemico, l’Ucraina non cadrà», ha affermato.
Zelensky ha quindi rivendicato il carattere definitivo dell’indipendenza ucraina: il Paese, ha detto, sarà «uno Stato indipendente per sempre», respingendo qualsiasi prospettiva di subordinazione a Mosca.
Sul fronte diplomatico, il presidente ucraino ha inoltre sostenuto che con Stati Uniti ed Europa sarebbe stato elaborato un possibile piano per mettere fine al conflitto. Tra le ipotesi indicate figurano un cessate il fuoco, la creazione di una zona economica libera e il ritiro delle truppe.
Il 35° anniversario di un’indipendenza nata nel 1991
La ricorrenza affonda le proprie radici nel 24 agosto 1991, quando la Verkhovna Rada, il Parlamento ucraino, approvò la dichiarazione d’indipendenza, pochi giorni dopo il fallito colpo di Stato a Mosca.
La scelta sancì la nascita di uno Stato sovrano e fu successivamente confermata dal referendum nazionale del 1° dicembre 1991, nel quale il 90,32% degli elettori votò a favore dell’indipendenza.
Da allora sono trascorsi 35 anni. Ma quella che avrebbe dovuto essere una celebrazione esclusivamente nazionale è diventata, dal 2022, anche un appuntamento politico internazionale: Kiev festeggia la propria sovranità mentre continua a combattere per difenderla.
Witkoff e Kushner rinviano la missione a Kiev e Mosca
Sul piano diplomatico, intanto, è stata rinviata la missione dell’inviato speciale statunitense Steve Witkoff e di Jared Kushner, genero del presidente Donald Trump, prevista tra Kiev e Mosca.
Secondo quanto riferito dall’agenzia Tass citando una fonte, la visita difficilmente si svolgerà prima della fine di agosto. Il rinvio aggiunge un elemento di incertezza a un percorso diplomatico già complesso.
Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha comunque affermato che il presidente Vladimir Putin è disponibile a incontrare nuovamente gli emissari statunitensi. Il nodo, secondo Mosca, riguarda però il contenuto delle eventuali nuove proposte.
Londra accelera sullo Scalp
Sul fronte militare, il Regno Unito ha compiuto un passo destinato a rafforzare la capacità ucraina di colpire obiettivi a maggiore distanza.
Londra ha autorizzato la società Mbda a condividere informazioni classificate relative ai componenti britannici dello Scalp, versione francese del missile Storm Shadow. L’obiettivo è consentire a Francia e Ucraina di accelerare l’assemblaggio del sistema direttamente in territorio ucraino.
Con una gittata che può arrivare a circa 300 chilometri, gli Scalp rappresentano uno strumento importante per la capacità di attacco a distanza di Kiev.
Il premier britannico Andy Burnham, intervenuto a Kiev, ha ribadito la determinazione di Londra a sostenere l’Ucraina. Non solo nella difesa dai missili russi, ma anche attraverso la capacità di neutralizzare le minacce prima che vengano lanciate.
La risposta del Cremlino: «Londra alimenta il conflitto»
La decisione britannica ha provocato l’immediata reazione del Cremlino. Il portavoce Dmitry Peskov ha accusato il Regno Unito di partecipare direttamente al conflitto a fianco di Kiev e di ostacolare il processo diplomatico.
Mosca ha inoltre fatto sapere di essere impegnata nell’individuazione dei luoghi di produzione dei missili e delle altre apparecchiature militari destinate all’Ucraina, sostenendo di stare predisponendo misure per colpire gli obiettivi individuati.
È il riflesso più evidente della contraddizione che accompagna questa giornata: mentre i Volenterosi discutono di negoziato e di pace, la macchina militare continua a muoversi.
La guerra non si ferma
Nelle stesse ore in cui Kiev celebra l’indipendenza, il conflitto continua a mietere vittime su entrambi i fronti.
In Russia, secondo le autorità locali, un attacco con droni ha colpito un asilo privato a Krasnodar, provocando la morte di due bambini e il ferimento di altre nove persone, tra cui sette minori. In Ucraina, un attacco russo alla periferia di Kharkiv ha provocato la morte di tre persone.
Numeri e notizie che restituiscono la dimensione concreta di una guerra che, nonostante le aperture diplomatiche, non accenna a rallentare.
Nel giorno in cui l’Ucraina celebra la propria indipendenza, dunque, l’Europa prova a tenere aperti contemporaneamente due canali: quello della deterrenza, attraverso nuove armi e sistemi di difesa, e quello della diplomazia, nella speranza che il sostegno militare possa trasformarsi, prima o poi, in una leva per arrivare al tavolo negoziale. Per Kiev, la posta in gioco resta la stessa evocata da Zelensky: non soltanto porre fine alla guerra, ma farlo senza perdere quella sovranità conquistata 35 anni fa.
