Il tema dei carburanti adulterati torna con forza al centro del dibattito pubblico, alimentando preoccupazioni tra consumatori e operatori del settore. Di fronte ai recenti casi emersi, la deputata del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino invita ad affrontare la questione con rigore, evitando però facili scorciatoie politiche.
“I controlli sono sacrosanti e il lavoro della Guardia di Finanza è fondamentale – sottolinea Appendino – ma il governo non può sfruttare questa vicenda per addossare responsabilità ai gestori e distogliere l’attenzione dai propri fallimenti nella lotta al caro benzina”.
Secondo l’esponente pentastellata, infatti, i gestori degli impianti rappresentano l’ultimo anello della catena distributiva e non hanno alcun margine di scelta sulla qualità del prodotto. “Il carburante viene fornito in esclusiva dalle compagnie – spiega – e non esistono strumenti che consentano ai benzinai di verificarne la qualità prima dell’immissione nei serbatoi”.
Un elemento, questo, che troverebbe conferma anche nelle pratiche adottate dalle grandi compagnie petrolifere, che – ricorda Appendino – stipulano polizze assicurative proprio per coprire i danni derivanti da carburante contaminato distribuito sulla propria rete. “Segno evidente che l’origine del problema è ben nota”, aggiunge.
Da qui l’affondo politico nei confronti del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso: “Basta usare i benzinai come parafulmine. È il momento di intervenire davvero: attuare la riforma del settore, ridurre in modo strutturale le accise e garantire piena trasparenza lungo tutta la filiera”.
La richiesta è chiara: individuare le responsabilità nei punti critici del sistema, senza colpire chi opera a valle. “I responsabili – conclude Appendino – vanno cercati dove stanno davvero, non scaricati sull’ultimo anello della catena”.
