24 Ottobre 2026, sabato
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Dalla firma alla connessione: la giustizia svizzera valuta il controllo digitale per i Moretti

Nel caso della strage di Crans-Montana, il Tribunale di Sion apre alla sostituzione dell’obbligo di firma con verifiche in videochiamata. Una svolta che intreccia diritto, tecnologia e nuove forme di vigilanza cautelare

C’è una linea sottile, sempre più mobile, che separa la presenza fisica dalla presenza giuridicamente verificabile. È lungo questa linea che si muove l’ultima iniziativa difensiva di Jacques e Jessica Moretti, al centro di uno dei procedimenti più complessi e delicati degli ultimi anni in Svizzera: quello relativo alla strage di Capodanno nel locale Constellation di Crans-Montana.

La richiesta è tanto semplice nella forma quanto innovativa nella sostanza: sostituire l’obbligo di firma quotidiano — misura classica di controllo cautelare — con un sistema di verifica a distanza basato su videochiamate con la polizia cantonale. Non più dunque la ritualità della presenza fisica presso un ufficio, ma una “presenza digitale” certificata in tempo reale.

L’ipotesi trova spazio nell’ordinanza del Tribunale di Sion che ha disposto la proroga delle misure restrittive fino al 9 ottobre. Un atto che, pur confermando la necessità di contenere il rischio di fuga, lascia intravedere una possibile evoluzione degli strumenti di vigilanza. Il giudice, infatti, si dichiara disponibile a riconsiderare la misura sostitutiva richiesta dalla difesa, subordinando però qualsiasi modifica a una verifica rigorosa di due parametri fondamentali: fattibilità tecnica ed efficacia giuridica.

Il contesto, del resto, non consente margini di leggerezza. I coniugi Moretti sono indagati, insieme ad altre tredici persone, per reati gravissimi: incendio colposo, lesioni aggravate e omicidio colposo. La tragedia — 41 morti e 115 feriti — impone un bilanciamento particolarmente stringente tra esigenze cautelari e diritti individuali.

È proprio in questo equilibrio che si inserisce il nodo tecnico-giuridico della proposta. La sostituzione dell’obbligo di firma con un controllo in videoconferenza solleva interrogativi precisi:
può una verifica a distanza garantire lo stesso livello di affidabilità di una presenza fisica? Qual è il grado di certezza sull’identità e sulla localizzazione del soggetto? E ancora: quali protocolli operativi devono essere adottati per evitare elusioni o manipolazioni?

A queste domande tenta di rispondere, in prima battuta, il servizio per l’applicazione delle misure, interpellato dal tribunale. Il parere tecnico traccia uno scenario operativo concreto: gli agenti della polizia cantonale di Sierre potrebbero effettuare contatti quotidiani tramite videochiamata, in modo discrezionale e non necessariamente preannunciato. I soggetti sottoposti a misura sarebbero tenuti a rispondere dal proprio domicilio o da un luogo previamente comunicato e registrato, consentendo così una verifica visiva immediata della loro presenza.

Dal punto di vista tecnico, il modello richiama sistemi già sperimentati in altri ordinamenti, dove il controllo a distanza si basa su tre elementi chiave: identificazione visiva, tracciabilità della connessione e imprevedibilità delle verifiche. Tuttavia, a differenza di strumenti più strutturati come i braccialetti elettronici, la videochiamata presenta un margine maggiore di discrezionalità operativa e, potenzialmente, di vulnerabilità.

Ed è proprio su questo terreno che si gioca la valutazione del giudice. L’efficacia della misura non dipende soltanto dalla disponibilità tecnologica, ma dalla sua capacità di replicare — o almeno avvicinare — il livello di controllo garantito dalla firma quotidiana. In altri termini, la questione non è se il sistema sia possibile, ma se sia sufficientemente affidabile da sostenere il peso delle esigenze cautelari.

La vicenda Moretti diventa così un banco di prova per una trasformazione più ampia: quella della giustizia penale nell’era digitale. L’introduzione di strumenti di controllo remoto non rappresenta soltanto un adattamento contingente, ma un possibile cambio di paradigma, in cui la tecnologia non sostituisce semplicemente le pratiche tradizionali, ma ne ridefinisce i presupposti.

Se il Tribunale di Sion dovesse dare il via libera, si aprirebbe un precedente significativo: la legittimazione di forme di vigilanza “smaterializzate” capaci di incidere concretamente sulle misure cautelari. In caso contrario, resterebbe confermata la centralità della presenza fisica come garanzia insostituibile.

In attesa della decisione, una cosa è certa: il diritto, ancora una volta, si trova a inseguire — e a regolare — l’evoluzione degli strumenti con cui controlla la realtà.

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