La notte a Gaza torna a essere scandita dal rumore delle esplosioni. Almeno otto persone hanno perso la vita in una serie di raid israeliani che hanno colpito edifici residenziali in diverse aree della Striscia, secondo quanto riferito dalle autorità locali. Tra le vittime anche un bambino, simbolo tragico di un conflitto che continua a mietere vittime civili mentre sul piano politico si moltiplicano annunci e aperture.
Nel dettaglio, una coppia è rimasta uccisa nel proprio appartamento, centrato da colpi esplosi da un elicottero, come spiegato dal portavoce della difesa civile. In un altro attacco, avvenuto a ovest di Gaza City, hanno perso la vita un anziano e un giovane. A nord-ovest di Khan Younis, infine, tre persone – tra cui un minore – sono state colpite mortalmente. Episodi che si inseriscono in un quadro di violenze che non accenna a rallentare, nonostante Hamas abbia dichiarato di aver sottoscritto l’accordo relativo all’ultima fase negoziale per la fine delle ostilità.
Parallelamente, sullo scenario internazionale emergono segnali ambivalenti. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato nelle ultime ore di aver deciso di ritirare un attacco precedentemente pianificato contro l’Iran, affermando di aver agito “per il bene del futuro del mondo”. La scelta, ha precisato, sarebbe maturata su richiesta di Teheran e di altri Paesi, ma subordinata al raggiungimento di un’intesa rapida su due punti chiave: la piena apertura dello Stretto di Hormuz e la cessazione della minaccia nucleare iraniana.
L’annuncio segna un’apparente inversione di rotta rispetto alle indiscrezioni diffuse dal Wall Street Journal, secondo cui Washington avrebbe valutato un’azione militare imminente, potenzialmente già nel fine settimana. Teheran, dal canto suo, aveva reagito con fermezza, minacciando ritorsioni contro obiettivi statunitensi e israeliani.
A ribadire la posizione iraniana è stato il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, che in un colloquio telefonico con l’omologo saudita Faisal bin Farhan ha sottolineato la determinazione del Paese a difendere “sovranità, integrità territoriale e sicurezza nazionale”. Qualsiasi azione ostile, ha avvertito, riceverà una risposta “proporzionata”, con responsabilità dirette per chi la intraprenderà.
Dalla controparte saudita è arrivato un invito alla de-escalation, segnale di una crescente preoccupazione regionale per un possibile allargamento del conflitto. In questo contesto, Gaza resta epicentro di una crisi umanitaria e militare che continua a intrecciarsi con le più ampie dinamiche geopolitiche del Medio Oriente.
