14 Luglio 2026, martedì
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Attentato a Ranucci, scatta la denuncia per diffamazione aggravata: i pm indagano sui legami con Lavitola

Tra insinuazioni sul “finto attentato” e piste investigative ancora aperte, la vicenda si allarga: riflettori sulle presenze dell’imprenditore nella redazione di Report e su possibili depistaggi mediatici.

La vicenda dell’attentato ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci si arricchisce di nuovi sviluppi giudiziari e investigativi, mentre cresce la tensione attorno a una narrazione pubblica che, secondo la difesa, avrebbe travalicato i limiti della critica per sfociare nella diffamazione.

Attraverso il suo legale, l’avvocato Roberto De Vita, Ranucci ha presentato una denuncia-querela per diffamazione pluriaggravata e altri reati. Nel mirino, una serie di dichiarazioni, articoli e ricostruzioni che – sostiene la difesa – avrebbero insinuato, anche indirettamente, l’ipotesi di un “finto attentato”, arrivando a ribaltare il ruolo della vittima fino a suggerirne un presunto vantaggio personale o professionale. Un impianto accusatorio che, viene sottolineato, avrebbe avuto conseguenze “di inaudita gravità” sul piano umano e lavorativo.

Parallelamente, prosegue l’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Roma sull’attentato del 16 ottobre 2025, attribuito a una banda composta da quattro individui provenienti dalla provincia di Avellino. Gli investigatori stanno ora concentrando l’attenzione su un ulteriore elemento ritenuto cruciale: le presenze, negli ultimi anni, dell’imprenditore Valter Lavitola all’interno della redazione di Report.

Lavitola è considerato dagli inquirenti il presunto mandante dell’azione dinamitarda. Comprendere quante volte abbia avuto accesso agli uffici del programma e per quali ragioni viene ritenuto un passaggio chiave per chiarire il movente dell’attacco. Un tassello che potrebbe contribuire a delineare un quadro più ampio di relazioni, contatti e possibili tensioni pregresse.

Risposte significative potrebbero emergere dall’analisi del materiale sequestrato durante la perquisizione del 4 luglio scorso nell’abitazione dell’imprenditore, a Monteverde Vecchio. I carabinieri hanno acquisito tre telefoni cellulari e due pen drive, ora al vaglio degli inquirenti. L’operazione è scattata dopo che Lavitola era stato visto uscire con un trolley, pronto a partire per il Camerun, dove si trova attualmente Gomes Tavares, considerato il suo factotum e indicato come possibile intermediario con il gruppo esecutore dell’attentato.

Non meno rilevante è il fronte mediatico: magistrati e investigatori stanno analizzando le numerose interviste e dichiarazioni rilasciate da Lavitola negli ultimi giorni. L’obiettivo è stabilire se si tratti di semplici esternazioni difensive o di una strategia comunicativa più articolata, potenzialmente finalizzata a inviare messaggi o a depistare le indagini.

In un contesto già complesso, il doppio binario – giudiziario e mediatico – rischia dunque di intrecciarsi in modo sempre più stretto, mentre resta centrale la necessità di accertare i fatti e ricostruire con precisione responsabilità e moventi.

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