14 Luglio 2026, martedì
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Camorra, il “modello Zagaria” prova a rinascere: attentati e affari per ricostruire il potere

Dalla violenza mirata agli interessi negli appalti: otto fermi della Dda di Napoli svelano il tentativo dei Casalesi di riorganizzarsi puntando su relazioni, imprese e controllo del territorio

Non più la forza militare schiacciante degli anni d’oro, ma una strategia più sottile, radicata nelle relazioni familiari, negli affari e nella capacità di infiltrarsi nel tessuto economico. È il nuovo volto dell’ala più imprenditoriale del clan dei Casalesi, quella riconducibile a Michele Zagaria, che — secondo la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli — avrebbe tentato una riorganizzazione strutturata nonostante i colpi inferti dalle inchieste degli ultimi anni.

Otto le persone sottoposte a fermo su disposizione della Procura partenopea (pm Ranieri, Toscano e Gagliardi), in un’operazione condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta. Gli indagati sono ritenuti, a vario titolo, esponenti di vertice e gregari di quella che resta una delle articolazioni più sofisticate della galassia camorristica.

L’indagine fotografa una realtà attuale e dinamica, segnata da episodi intimidatori recenti. Tra questi, gli attentati dinamitardi che nello scorso inverno hanno colpito una cornetteria e una pizzeria a Casapesenna, storica roccaforte del clan. Azioni dimostrative, secondo gli inquirenti, finalizzate a riaffermare un controllo territoriale mai del tutto sopito.

Ma il vero terreno su cui il clan continua a muoversi è quello economico. La Dda evidenzia come il gruppo mantenga un interesse costante negli affari, nei pubblici appalti e nei rapporti — anche diretti — con ambienti amministrativi locali. Una rete di relazioni che consente alla consorteria di restare competitiva pur in assenza di una struttura militare tradizionale.

Al centro di questa fase di riorganizzazione emerge la figura di Costantino Garofalo, 29 anni, considerato dagli investigatori un elemento in forte ascesa. Sarebbe lui il perno operativo capace di collegare vecchi e nuovi assetti del clan. Un profilo descritto come quello di un camorrista “convinto”, la cui reazione alla notizia della collaborazione con la giustizia di Francesco “Sandokan” Schiavone — “È finito il mondo!” — restituisce il clima di allarme interno alla consorteria.

Accanto a Garofalo, compaiono figure storiche come i fratelli Aldo e Raffaele Nobis, rispettivamente di 56 e 60 anni. Il primo viene indicato come una figura carismatica, tra i pionieri dell’introduzione delle bische clandestine nel sistema del clan; il secondo vanta legami consolidati con Carmine e Antonio Zagaria, fratelli del capoclan Michele. I Nobis sono inoltre fratelli di Salvatore “Scintilla”, altro nome di peso nella storia della cosca.

Tra le attività ricostruite dagli inquirenti emerge anche una sorta di “servizio di risoluzione privata dei conflitti”, tipico delle organizzazioni mafiose. In un caso documentato, Garofalo avrebbe recuperato con metodi coercitivi 15mila euro sottratti con una truffa a due suoi conoscenti, rafforzando così il ruolo del clan come arbitro illegale delle controversie.

Il quadro delineato dalla Dda restituisce l’immagine di un’organizzazione che, pur ridimensionata, non ha mai cessato di evolversi. Un sistema capace di adattarsi, di mimetizzarsi e di tornare a colpire, puntando meno sulle armi e più sul potere economico e relazionale. Una metamorfosi che rende la minaccia meno visibile, ma non meno pericolosa.

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