Il caso dei sottosegretari regionali in Calabria si trasforma in un terreno di scontro sempre più acceso tra maggioranza e opposizione, con il referendum al centro di una battaglia che si gioca tanto sul piano politico quanto su quello istituzionale. A intervenire con toni duri è Elisabetta Barbuto, consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, che accusa il presidente della Regione Roberto Occhiuto di essere «nel caos e nel panico» di fronte alla prospettiva del voto popolare.
Secondo l’esponente pentastellata, le ultime dichiarazioni del governatore – successive al verdetto della Corte d’Appello – rappresenterebbero una «certificazione di confusione istituzionale». Barbuto evidenzia come, nel giro di pochi giorni, si sia passati «dagli insulti sui social» alla prospettazione di nuovi controricorsi, fino all’apertura, da parte dello stesso Occhiuto, alla possibilità di abrogare direttamente la norma sui sottosegretari qualora l’esito giudiziario risultasse sfavorevole.
Una sequenza che, per la consigliera, rivela un evidente timore del giudizio dei cittadini: «Se queste figure fossero state davvero strategiche per lo sviluppo della Calabria – osserva – non si comprenderebbe perché oggi si ipotizzi di sacrificarle pur di evitare il passaggio alle urne». La risposta, secondo Barbuto, sarebbe chiara: la consapevolezza che i calabresi potrebbero respingere «uno spreco di denaro pubblico».
Nel mirino del Movimento 5 Stelle finisce anche l’atteggiamento complessivo della maggioranza, definito «un cortocircuito politico grottesco». Barbuto ricorda come Occhiuto abbia inizialmente liquidato l’opposizione con toni sprezzanti per poi intraprendere una linea difensiva fondata su ricorsi e controricorsi, fino a quella che la consigliera definisce una «retromarcia» sostanziale.
«Siamo di fronte a un accanimento terapeutico sulle istituzioni regionali – prosegue – che non produce alcun beneficio concreto, ma serve soltanto a sostenere una narrazione politica ormai in frantumi». Un atteggiamento che, secondo l’esponente M5S, contrasta con quanto indicato dall’Ufficio Centrale Regionale per il Referendum, il cui pronunciamento avrebbe già rappresentato una chiara «lezione di diritto».
In conclusione, Barbuto rivolge un appello diretto al presidente della Regione: evitare ulteriori passaggi giudiziari e procedere immediatamente a una revisione della norma. «Se ha compreso di essere nel torto – afferma – torni in Consiglio, abroghi questa disposizione e restituisca dignità allo Statuto».
Un passaggio che, nelle intenzioni della consigliera, dovrebbe segnare anche un cambio di agenda politica: «Archiviata la questione delle poltrone – conclude – la Regione potrà finalmente concentrarsi sulle emergenze reali della Calabria: dalla crisi idrica di Crotone alla vicenda dei lavoratori Konecta, fino a una sanità pubblica sempre più fragile».
