23 Ottobre 2026, venerdì
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Cultura sotto scorta: a New York la sfida globale per proteggere l’identità dei popoli nelle missioni di pace

Al vertice UNCOPS 2026, sulla nave Amerigo Vespucci, istituzioni internazionali e forze di polizia a confronto contro traffici illeciti e distruzione del patrimonio culturale nei teatri di crisi

Non è soltanto una questione di arte o memoria. Difendere il patrimonio culturale significa proteggere l’identità stessa dei popoli e, sempre più, garantire sicurezza internazionale. È questo il messaggio emerso con forza dall’evento collaterale del V United Nations Chiefs of Police Summit (UNCOPS 2026), ospitato in uno scenario altamente simbolico: la Nave Scuola della Marina Militare “Amerigo Vespucci”, ormeggiata all’Hudson River Park, Pier 86.

Promosso dall’Arma dei Carabinieri in collaborazione con INTERPOL e UNESCO, l’incontro ha acceso i riflettori su un tema strategico e spesso sottovalutato: la protezione dei beni culturali nelle operazioni di pace, tra minacce criminali, conflitti armati e traffici internazionali. Un terreno dove sicurezza, legalità e tutela della storia si intrecciano in modo sempre più stretto.

Al centro del dibattito, il richiamo alla Risoluzione 2347 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, adottata nel 2017, che per la prima volta ha riconosciuto ufficialmente il patrimonio culturale come elemento cruciale per la pace e la sicurezza globale. Nei contesti di crisi, infatti, la distruzione deliberata di siti storici, il saccheggio e il traffico illecito di opere d’arte non rappresentano solo un danno culturale, ma alimentano reti criminali e, in alcuni casi, il finanziamento del terrorismo.

Non a caso, particolare attenzione è stata riservata al ruolo delle missioni di pace delle Nazioni Unite, chiamate sempre più spesso a prevenire scavi clandestini, devastazioni e commercio illegale di beni culturali. Un compito che richiede competenze specifiche, strumenti adeguati e un chiaro inserimento di tali attività nei mandati operativi.

Il confronto ha inoltre approfondito il quadro normativo internazionale, dalla Convenzione dell’Aia del 1954 – pilastro della tutela dei beni culturali in caso di conflitto armato – alla Convenzione UNESCO del 1970 contro l’importazione ed esportazione illecita di opere. Strumenti giuridici fondamentali, ma che necessitano di una più efficace applicazione sul campo.

In questo scenario, l’Italia si conferma un modello di riferimento. L’esperienza dell’Arma dei Carabinieri, con il Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale istituito nel 1969, è stata più volte richiamata come best practice a livello globale. Un’eccellenza rafforzata dalla Task Force “Caschi Blu della Cultura”, impegnata nella salvaguardia dei beni in situazioni di emergenza, e da una banca dati tra le più avanzate al mondo, che raccoglie oltre 1.117.000 immagini di opere d’arte oggetto di furto o rapina.

Tra le priorità emerse, la necessità di integrare stabilmente la protezione del patrimonio culturale nelle missioni di pace: più formazione specialistica, maggiore cooperazione civile-militare, chiarezza nei mandati e strumenti di coordinamento efficaci tra attori nazionali e internazionali.

Determinante anche il ruolo della cooperazione di polizia su scala globale. In questo ambito, INTERPOL ha presentato i propri strumenti operativi, come la banca dati internazionale delle opere d’arte rubate e l’applicazione ID-Art, che consentono di migliorare l’identificazione, la tracciabilità e il recupero dei beni sottratti.

Ampio spazio è stato dedicato anche al sistema delle Nazioni Unite e alle sinergie tra le sue agenzie: UNESCO, UNOCT, UNODC e UNICRI, impegnate a rafforzare le capacità degli Stati, promuovere buone pratiche e contrastare le reti criminali transnazionali.

A chiudere i lavori è stato Jean-Pierre Lacroix, Under-Secretary-General per le Operazioni di Pace, che ha sottolineato la qualità degli interventi e la concretezza delle proposte emerse, tracciando una linea chiara: la protezione del patrimonio culturale non è più un tema accessorio, ma una componente strutturale delle strategie di pace.

Un messaggio condiviso da tutte le personalità intervenute – tra cui il rappresentante permanente d’Italia all’ONU Giorgio Marrapodi, il comandante generale dei Carabinieri Salvatore Luongo e il capo di Stato maggiore della Marina Giuseppe Berutti Bergotto – che hanno ribadito come la tutela della cultura sia oggi uno strumento essenziale di stabilizzazione, riconciliazione e costruzione di una pace duratura.

Perché dove si distrugge la memoria, si alimenta il conflitto. E dove la cultura viene protetta, può nascere una pace più solida e condivisa.

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