Ancora pochi giorni e per i monopattini elettrici entrerà in vigore una delle novità più attese (e discusse) degli ultimi anni: dal 17 luglio sarà obbligatoria la copertura Rc, la stessa garanzia di base prevista per le automobili. Una svolta normativa che arriva dopo un rinvio concordato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con il settore assicurativo, chiamato ad adeguarsi a una platea nuova e complessa.
Le società di sharing, però, si dichiarano pronte da tempo. “Per noi non cambia nulla: siamo assicurati, tracciati e regolamentati fin dall’inizio”, fanno sapere gli operatori del settore. Il vero punto interrogativo riguarda invece l’universo dei privati: circa un milione di utenti che, secondo le associazioni, rischiano di trovarsi fuori norma già dal primo giorno.
Caschi e targhe: obblighi sulla carta
Se la nuova assicurazione si appresta a diventare realtà, altre disposizioni restano largamente inapplicate. L’obbligo del casco, in vigore da due anni, e quello del cosiddetto “targhino”, introdotto a maggio 2026, continuano infatti a essere ignorati su larga scala.
A denunciarlo è il presidente nazionale di Assoutenti, Gabriele Melluso: “Basta osservare ciò che accade ogni giorno nelle grandi città per capire che le regole non vengono rispettate. A Milano, come altrove, l’uso del casco è l’eccezione, non la regola. E lo stesso vale per il divieto di trasportare passeggeri: si vedono monopattini con due persone a bordo con una frequenza impressionante”.
Il problema, secondo Melluso, è strutturale: “Le sanzioni sono troppo poche. Senza controlli e multe efficaci, qualsiasi norma rischia di restare lettera morta”.
Sharing sotto accusa (ma senza vittime)
Le aziende di sharing respingono le critiche e rivendicano il proprio modello come il più sicuro e controllato. “Siamo l’unico segmento davvero regolato”, sottolinea Assosharing. “Forse il problema non siamo noi, ma i privati”.
I numeri, secondo l’associazione, parlano chiaro: “Dal novembre 2021, con l’introduzione del limite di velocità a 20 km/h imposto dalla legge Rosso, non si registrano vittime tra i mezzi in sharing. Un risultato ottenuto grazie a controlli tecnologici rigorosi: ogni monopattino è gestito via software”.
Una posizione netta, che ribalta la narrazione dominante: “Gli incidenti che hanno spinto il legislatore a intervenire riguardano soprattutto mezzi privati. Eppure il conto è stato presentato a noi”.
Assicurazione, più costi che benefici?
L’introduzione della Rc obbligatoria, tuttavia, non convince le aziende. “Non aggiunge tutele reali per i cittadini”, sostengono gli operatori. “Il pedone è già coperto come prima. Per noi significa soltanto polizze più complesse e più costose”.
Il valore aggiunto, spiegano, non sarebbe nella targa fisica o nella burocrazia, ma nella tecnologia: “Ogni mezzo è già tracciato tramite Gps, codice identificativo e app. Sappiamo chi lo usa, dove e quando. Una targa tradizionale offre meno informazioni di quelle che possediamo già”.
Un settore sotto pressione
A preoccupare è soprattutto l’impatto economico della nuova regolamentazione. “In due mesi sono arrivati tre nuovi obblighi”, denunciano le aziende. “A questo si aggiungono problemi tecnici, come il portale pubblico inizialmente non funzionante, e ritardi delle stesse assicurazioni”.
Il rischio, avvertono, è quello di mettere in crisi l’intero comparto: “Nessun business può reggere una normativa percepita come ostile. Se i costi continueranno a crescere, saremo costretti a ridimensionare o chiudere. E a quel punto in strada resteranno solo i mezzi privati, spesso non controllati”.
Sul fronte dei controlli, infine, le aziende rilanciano la responsabilità alle istituzioni: “Chiedere a noi delle multe è fuorviante. La domanda vera è: quante sanzioni sono state elevate ai privati senza targhino dal 17 maggio?”.
Una domanda che, per ora, resta senza risposta. E che fotografa un sistema ancora in cerca di equilibrio tra innovazione, sicurezza e regole realmente applicate.
