6 Novembre 2026, venerdì
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Caivano, la banda delle “spaccate”: 70 colpi e il bottino esibito sui social

Dieci fermati dai carabinieri nel Napoletano: rapine, furti e riciclaggio. Le indagini documentano mesi di assalti a bancomat e negozi, mentre i video del denaro rubato finivano online

Un’escalation criminale sistematica, accompagnata da una spregiudicata ostentazione sui social network. È questo il profilo che emerge dall’inchiesta dei carabinieri che, all’alba di mercoledì, hanno eseguito il fermo di dieci persone domiciliate in un campo rom di Caivano, in provincia di Napoli. Le accuse, pesanti, delineano un’organizzazione strutturata dedita a rapine, furti, riciclaggio, resistenza a pubblico ufficiale e trasferimento fraudolento di valori.

Le indagini, sviluppate tra gennaio e aprile, hanno consentito agli investigatori di raccogliere un quadro indiziario ritenuto grave e coerente. Secondo quanto ricostruito, il gruppo avrebbe messo a segno oltre settanta colpi tra assalti ad automobilisti e furti ai danni di esercizi commerciali, seguendo un copione consolidato e ripetuto con rapidità e precisione.

Uno dei filoni principali riguarda gli attacchi agli sportelli bancari: undici episodi, tra tentati e consumati, distribuiti tra le province di Napoli, Caserta e Salerno. La tecnica utilizzata sarebbe quella della cosiddetta “spaccata”: veicoli rubati lanciati contro le vetrine, bancomat divelti con cavi e funi, e una fuga organizzata in pochi minuti. In almeno un caso, per garantirsi la ritirata, gli indagati avrebbero utilizzato estintori per creare una nube visiva e ostacolare l’intervento delle forze dell’ordine.

Ma a colpire gli inquirenti è anche un altro elemento: la dimensione “esibita” del crimine. Parte del bottino, secondo l’accusa, non veniva soltanto spartita, ma anche mostrata. Video e immagini pubblicati sui social ritrarrebbero membri della banda intenti a esibire mazzette di denaro, trasformando le rapine in una sorta di trofeo digitale.

Un dettaglio che, oltre a rafforzare il quadro investigativo, restituisce il senso di una criminalità che non si limita ad agire nell’ombra, ma cerca visibilità e riconoscimento, alimentando una narrazione pericolosa e spettacolarizzata della violenza e dell’illegalità.

Il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto fondata l’impostazione accusatoria, aprendo la strada ai provvedimenti restrittivi. L’inchiesta prosegue ora per chiarire eventuali ulteriori responsabilità e ricostruire nel dettaglio l’intera rete di complicità che avrebbe sostenuto l’organizzazione.

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