6 Ottobre 2026, martedì
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Flotilla per Gaza, rientrano in Italia gli attivisti attaccati in Libia: tensione e interrogativi sulla missione

Sei membri della carovana umanitaria rimpatriati via Istanbul dopo l’assalto a Sirte. Restano bloccati altri attivisti, tra cui due italiani fermati dalle milizie legate ad Haftar

Sono rientrati in Italia, provati ma determinati, sei componenti della delegazione italiana della carovana umanitaria terrestre diretta a Gaza, parte della Global Sumud Flotilla. Il loro volo, proveniente da Istanbul, è atterrato mercoledì mattina poco dopo le 9.30 all’aeroporto di Fiumicino, chiudendo – almeno per loro – una vicenda segnata da tensioni, violenza e incertezze diplomatiche.

Il gruppo era stato coinvolto lunedì pomeriggio in un attacco armato nei pressi di Sirte, città strategica della Libia centrale, dove gli attivisti si erano accampati in attesa di sviluppi sulla sorte di alcuni compagni fermati il giorno precedente. Secondo le ricostruzioni, le forze militari libiche avrebbero fatto irruzione nel campo, interrompendo bruscamente la permanenza della delegazione e costringendo gli attivisti a lasciare l’area sotto pressione.

La missione umanitaria si è così trasformata in poche ore in una crisi internazionale a bassa intensità, con implicazioni politiche e di sicurezza ancora da chiarire. Il convoglio, nato con l’obiettivo di raggiungere la Striscia di Gaza via terra per portare aiuti e testimonianza, si è trovato intrappolato nelle complesse dinamiche libiche, dove il controllo del territorio resta frammentato e spesso imprevedibile.

Il rientro dei sei italiani è avvenuto attraverso un trasferimento organizzato in tempi rapidi ma sotto stretta sorveglianza. Martedì mattina gli attivisti avevano lasciato Sirte a bordo di un autobus, scortati da mezzi militari, in direzione dell’aeroporto di Misurata, a circa 210 chilometri a sud-est di Tripoli. Da lì, l’imbarco su un volo per la Turchia, primo passo verso il rimpatrio.

Resta però aperto il nodo più delicato: dieci membri della carovana sono ancora trattenuti in Libia. Tra loro anche due italiani, Domenico Centrione, pugliese, e Leonarda Alberizia, piemontese. I due erano stati fermati domenica con l’accusa di “ingresso illegale” mentre, secondo quanto riferito dal gruppo, stavano tentando di negoziare il proseguimento del convoglio. Dopo il fermo, sarebbero stati trasferiti a Bengasi, sotto il controllo delle milizie affiliate al generale Khalifa Haftar.

Una dinamica che solleva interrogativi non solo sulla sicurezza delle missioni umanitarie in contesti instabili, ma anche sul ruolo delle autorità locali e sulle possibili interlocuzioni diplomatiche per ottenere il rilascio degli attivisti ancora bloccati.

Il ritorno dei sei italiani segna dunque un passaggio importante, ma non conclusivo. La vicenda resta aperta e si inserisce in un quadro più ampio, dove iniziative civili e tensioni geopolitiche si intrecciano, spesso senza margini di mediazione immediata. Sullo sfondo, l’obiettivo originario della carovana – portare solidarietà concreta a Gaza – appare oggi sospeso tra volontà umanitaria e realtà di un territorio attraversato da conflitti irrisolti.

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