Andrea Sempio si presenta, ma non parla. È la scelta netta, già annunciata dai suoi legali, che segna l’ultimo passaggio della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco. Il 38enne, oggi unico indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, è arrivato negli uffici della Procura di Pavia evitando l’assalto dei cronisti, entrando direttamente in auto. Un ingresso rapido, quasi schermato, che anticipa una strategia difensiva altrettanto chiara: silenzio, almeno per ora.
Davanti all’aggiunto Stefano Civardi e alle sostitute procuratrici Giuliana Rizza e Valentina De Stefano, Sempio non risponderà alle domande. Una decisione ponderata, costruita insieme ai suoi avvocati, Liborio Cataliotti e Angela Taccia, che punta a rinviare ogni dichiarazione a un momento successivo. L’indagato intende infatti attendere di conoscere nel dettaglio gli atti dell’inchiesta e depositare una consulenza tecnica sulla propria personalità prima di sottoporsi a interrogatorio.
Una linea difensiva che, se da un lato rallenta il confronto diretto con gli inquirenti, dall’altro lascia intendere una strategia più ampia: preparare una risposta articolata, fondata su elementi tecnici e valutazioni approfondite.
La giornata in Procura non riguarda però solo Sempio. È atteso anche Marco Poggi, fratello della vittima, già ascoltato in passato nell’ambito delle precedenti fasi investigative. Le sue dichiarazioni tornano ora al centro dell’attenzione degli inquirenti, impegnati a ricostruire ogni dettaglio utile alla riapertura del caso.
Parallelamente, a Milano, sono state sentite come testimoni Paola e Stefania Cappa, cugine di Chiara Poggi. Le due donne sono rimaste a lungo negli uffici giudiziari, sottoposte a un’audizione durata diverse ore. Anche i loro racconti potrebbero contribuire a chiarire aspetti rimasti in ombra in una vicenda che, a distanza di anni, continua a sollevare interrogativi.
Il quadro investigativo resta dunque in pieno movimento. La scelta del silenzio da parte di Sempio non chiude, ma anzi apre una nuova fase: quella dell’attesa, in cui ogni elemento – testimonianze, consulenze, riscontri – potrà assumere un peso decisivo. In una storia giudiziaria tra le più complesse e discusse degli ultimi decenni, il tempo torna a essere un fattore centrale.
