5 Ottobre 2026, lunedì
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Missili iraniani su basi Usa, il conflitto si allarga: timori globali e mercati in allarme

Teheran rivendica raid contro installazioni americane e israeliane mentre cresce il timore di un allargamento del conflitto. Petrolio alle stelle, Europa e Asia liberano riserve strategiche. Zelensky: “Il mondo non è pronto alla Terza guerra mondiale”.

La crisi mediorientale entra in una fase ancora più pericolosa. Teheran sostiene di aver lanciato una serie di attacchi su vasta scala contro obiettivi statunitensi e israeliani nella regione, segnando un’ulteriore escalation che rischia di trascinare nuovi attori nello scontro. A rilanciare la notizia sono stati i media di Stato iraniani, citati dall’agenzia Afp, secondo cui l’operazione avrebbe colpito infrastrutture militari considerate strategiche per la presenza americana nel Golfo.

Tra i bersagli indicati figurano la base statunitense di Erbil, nel Kurdistan iracheno, e la sede della Quinta Flotta della marina americana in Bahrein, nodo cruciale per il controllo delle rotte marittime nel Golfo Persico. Non sono stati diffusi bilanci ufficiali sui danni o sulle eventuali vittime, ma l’annuncio arriva in un momento di forte tensione dopo i recenti attacchi attribuiti a Stati Uniti e Israele contro obiettivi iraniani.

Da Teheran, inoltre, è arrivata una dichiarazione destinata a rassicurare l’opinione pubblica interna: la nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, sarebbe viva nonostante le ferite riportate nei raid dei giorni scorsi. Una precisazione che testimonia quanto gli sviluppi militari si intreccino ormai con la dimensione politica e simbolica del conflitto.

Nel frattempo, la tensione si riflette anche sulle rotte commerciali. La compagnia di sicurezza marittima britannica Gb ha segnalato che una nave cargo è stata colpita da un proiettile non identificato nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più sensibili del pianeta, attraverso il quale transita una quota rilevante del petrolio mondiale. L’episodio accresce i timori per la sicurezza della navigazione e per l’impatto economico della crisi.

Le ripercussioni sui mercati energetici sono già evidenti. Il prezzo del greggio ha registrato un’impennata e diversi governi stanno correndo ai ripari. Giappone e Germania hanno deciso di procedere con uno sblocco parziale delle riserve strategiche di petrolio per contenere gli effetti dell’instabilità sul sistema energetico e sui prezzi internazionali.

In Europa cresce la preoccupazione anche per il peso finanziario della crisi. Davanti al Parlamento europeo, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha parlato apertamente dei costi sostenuti finora: “La guerra è già costata tre miliardi di euro ai contribuenti”, ha dichiarato, sottolineando come l’impatto economico del conflitto stia rapidamente superando i confini della regione.

Sul piano militare, anche l’Italia si muove con cautela ma decisione. La fregata Martinengo è giunta nelle acque di Cipro, rafforzando la presenza navale nel Mediterraneo orientale in un contesto di crescente instabilità.

Da Israele, intanto, arrivano segnali di determinazione a proseguire lo scontro. Il ministro della Difesa Israel Katz ha dichiarato senza ambiguità che “la guerra non ha limiti di tempo”, lasciando intendere che Tel Aviv è pronta a sostenere un conflitto prolungato se lo riterrà necessario per i propri obiettivi strategici.

Sul rischio di un allargamento globale del conflitto è intervenuto anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. In un’intervista ha lanciato un monito netto: “Ora l’Iran attacca altri Paesi del Medio Oriente. Ci sono già molte perdite e questo rappresenta il rischio più grande che il mondo abbia vissuto negli ultimi anni, perché potrebbe essere l’inizio di una Terza guerra mondiale”.

Secondo Zelensky, il sistema internazionale non sarebbe preparato a uno scenario di guerra globale. “Il mondo non è pronto dal punto di vista tecnico. Anche l’Europa non lo è abbastanza. Solo alcuni Paesi stanno reagendo con rapidità, come la Germania, ma non basta”, ha spiegato. Il presidente ucraino ha sottolineato che un conflitto mondiale non si limiterebbe alla dimensione tecnologica fatta di droni e missili, ma comporterebbe anche operazioni terrestri su vasta scala e perdite umane su scala globale.

Uno scenario che, fino a poco tempo fa, sembrava remoto e che ora torna a proiettare la sua ombra sulle cancellerie di tutto il mondo. Con il Medio Oriente nuovamente al centro della tempesta geopolitica, la linea che separa una guerra regionale da una crisi internazionale appare ogni giorno più sottile.

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