5 Ottobre 2026, lunedì
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Brambilla e la “famiglia nel bosco”: una legge per correggere gli errori degli allontanamenti

Dalla tutela degli animali alle famiglie fragili, la deputata propone un collegio multidisciplinare che affianchi i giudici. Ma il caso Trevallion riaccende il dibattito su servizi sociali, tribunali e sulle polemiche che il governo cavalca per spostare l’attenzione.

Dalle battaglie per cavalli e galline a quelle per le famiglie finite, per una certa politica, nel tritacarne giudiziario. La parabola politica di Michela Vittoria Brambilla, oggi presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, approda ora al delicatissimo terreno degli allontanamenti dei minori dal nucleo familiare.

A Montecitorio la deputata di Noi Moderati ha presentato una proposta di legge che promette di ridurre il rischio di errori giudiziari nei provvedimenti che separano genitori e figli, spesso sulla base di istruttorie contestate. Il testo nasce – spiega la stessa Brambilla – anche sull’onda emotiva suscitata da casi di cronaca recenti, tra cui quello ormai ribattezzato della “famiglia nel bosco”.

L’obiettivo dichiarato è ambizioso: evitare che le decisioni dei giudici si fondino esclusivamente sulle relazioni dei servizi sociali e introdurre un sistema di valutazione più articolato.

Un proposito che suona ragionevole, soprattutto in un ambito dove ogni errore pesa come un macigno: da un lato il rischio di lasciare un minore in un contesto realmente pericoloso, dall’altro quello – altrettanto devastante – di spezzare una famiglia senza ragioni sufficienti.

Il collegio multidisciplinare

Il cuore della proposta è la modifica degli articoli 473 bis e seguenti del Codice di procedura civile.

In pratica, prima di arrivare a una decisione tanto drastica come l’allontanamento di un bambino dai genitori, il giudice dovrebbe acquisire obbligatoriamente il parere di un collegio tecnico multidisciplinare.

Il gruppo sarebbe composto da:

  • un neuropsichiatra infantile
  • uno psicologo dell’età evolutiva
  • un pedagogista oppure un educatore socio-pedagogico con almeno cinque anni di esperienza

Un organismo pensato per affiancare la magistratura e rafforzare l’istruttoria. In altre parole, un contrappeso tecnico alle relazioni dei servizi sociali, spesso al centro delle polemiche quando emergono vicende controverse.

Alla presentazione della proposta ha partecipato anche lo psichiatra Tonino Cantelmi, tra gli specialisti ascoltati durante il ciclo di audizioni informali che ha preceduto la stesura del testo.

La nuova figura: l’esperto delle relazioni familiari fragili

La proposta introduce inoltre una figura professionale del tutto nuova: l’esperto delle relazioni familiari fragili.

Sarà lui a coordinare il collegio multidisciplinare e a fungere da intermediario tra la famiglia e le istituzioni. Una sorta di “ponte” – come lo definisce Brambilla – chiamato a seguire il caso fin dall’inizio e persino nella fase di esecuzione del provvedimento.

Questa figura avrebbe anche un potere non secondario: presentare istanza per modificare o revocare la decisione di allontanamento, oppure per rivedere il progetto educativo stabilito per i minori. Su richiesta delle parti o dell’esperto stesso, la decisione potrebbe essere rivalutata in qualsiasi momento, anche all’ultimo istante.

Il caso che accende la polemica

La proposta si inserisce nel clima di polemica generato dal caso Trevallion, finito al centro delle cronache nelle ultime settimane.

Secondo Brambilla, dalle carte del tribunale emergerebbero contraddizioni difficili da ignorare. In una delle relazioni, ad esempio, il padre viene descritto come una figura positiva, presente e capace di sostenere i figli, tanto da creare – si legge – un’“atmosfera serena e rilassata” durante gli incontri.

Eppure i bambini non sono stati affidati a lui.

«Se il padre è ritenuto un genitore modello – ha osservato la deputata – perché non restituirgli i suoi figli? E perché, almeno inizialmente, erano state limitate anche le sue visite?».

Domande che, nel dibattito pubblico, hanno alimentato il sospetto di un’istruttoria fragile e di decisioni prese con eccessiva leggerezza.

Tra riforme e distrazioni

Il tema degli allontanamenti dei minori è uno dei più spinosi del sistema giudiziario e sociale italiano.

Le cifre raccontano di migliaia di bambini collocati ogni anno in comunità o famiglie affidatarie, spesso per situazioni di reale difficoltà. Ma i casi controversi – amplificati dalla cronaca – hanno generato negli ultimi anni un’ondata di sfiducia verso servizi sociali e tribunali per i minorenni.

Ed è proprio su questo terreno che la politica tende a muoversi con particolare disinvoltura.

Il rischio, osservano diversi osservatori, è che ogni vicenda diventi l’ennesima occasione per costruire un racconto fatto di “buoni” e “cattivi”: servizi sociali dipinti come burocrati senza cuore, magistrati come tecnocrati distanti dalla realtà, famiglie come vittime di un sistema opaco.

Una narrazione che funziona bene nel dibattito mediatico – e spesso anche nella propaganda – ma che raramente restituisce la complessità di decisioni prese in contesti difficili, dove non esistono soluzioni semplici.

Nel frattempo, mentre il Paese discute della “famiglia nel bosco” e delle presunte colpe di questo o quell’attore istituzionale, altre questioni ben più strutturali restano sullo sfondo: la carenza cronica di personale nei servizi sociali, la lentezza dei procedimenti giudiziari, la mancanza di sostegni concreti alle famiglie in difficoltà.

Una riforma possibile?

La proposta Brambilla prova a intervenire proprio su uno di questi nodi: la qualità delle valutazioni tecniche che precedono una decisione così drastica come l’allontanamento di un minore.

Se approvata, introdurrebbe una procedura più articolata e collegiale, capace almeno sulla carta di ridurre gli errori.

Resta da capire se il Parlamento vorrà davvero affrontare il tema con la serietà che merita o se la vicenda finirà, come spesso accade, nel grande teatro della polemica politica.

Nel frattempo la famiglia al centro del caso continua ad attendere una risposta. E, tra una conferenza stampa e l’altra, il dibattito pubblico oscilla – non senza una certa ironia involontaria – tra la difesa degli animali, la tutela dei minori e l’eterna ricerca di qualcuno da indicare come il “cattivo” di turno.

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