Il clima attorno al caso della cosiddetta “famiglia nel bosco” continua a salire di temperatura e ora coinvolge direttamente anche la sicurezza di chi ha firmato i provvedimenti giudiziari più discussi delle ultime settimane. Alla presidente del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, Cecilia Angrisano, è stata infatti rafforzata la vigilanza dopo una serie di minacce e attacchi comparsi sui social network negli ultimi mesi.
La magistrata era già destinataria di una forma di protezione legata al suo ruolo istituzionale. Tuttavia, l’intensificarsi delle reazioni e delle polemiche scatenate dalla vicenda ha spinto le autorità competenti ad aumentare il livello di sicurezza attorno alla giudice.
Al centro della controversia c’è l’ordinanza con cui Angrisano ha disposto la sospensione della responsabilità genitoriale nei confronti dei due genitori, Nathan e Catherine, e il conseguente allontanamento dei loro tre figli, collocati in una casa famiglia. Una decisione maturata nell’ambito delle competenze del tribunale minorile e motivata – secondo la magistratura – dalla necessità di tutelare i diritti e il benessere dei minori coinvolti.
Il provvedimento ha però rapidamente superato i confini delle aule giudiziarie, trasformandosi in un caso pubblico capace di polarizzare opinioni e alimentare una vasta ondata di commenti online. Tra prese di posizione, accuse e ricostruzioni spesso parziali della vicenda, la discussione sui social si è fatta sempre più accesa, fino a sfociare in messaggi considerati minacciosi nei confronti della presidente del tribunale.
Di fronte all’escalation delle polemiche, la stessa Angrisano e il procuratore del tribunale minorile dell’Aquila, David Mancini, hanno deciso nei giorni scorsi di intervenire con una nota ufficiale. L’obiettivo: chiarire il quadro e riportare il confronto entro i confini di un dibattito rispettoso.
Nel comunicato i due magistrati hanno ricordato che «ogni iniziativa giudiziaria» assunta nell’ambito della giustizia minorile è «ispirata esclusivamente ai principi di tutela dei diritti delle persone di minore età». Un richiamo netto alla funzione primaria del tribunale, chiamato a operare in contesti spesso delicati e complessi, dove le decisioni incidono direttamente sulla vita dei bambini e delle loro famiglie.
La nota richiama inoltre l’attenzione sui toni con cui la vicenda è stata discussa nello spazio pubblico. Secondo i magistrati, nelle ultime settimane si sono moltiplicati commenti caratterizzati da «toni aggressivi e non continenti», soprattutto sui social network, che hanno contribuito ad alimentare un clima di forte tensione.
È proprio questo contesto, fatto di esposizione mediatica crescente e di attacchi personali, ad aver reso necessario il rafforzamento delle misure di vigilanza attorno alla presidente del tribunale.
La vicenda della famiglia che viveva isolata nel bosco – e delle decisioni prese dall’autorità giudiziaria per i minori – resta dunque al centro dell’attenzione pubblica. Ma mentre il dibattito prosegue, la magistratura richiama alla prudenza e al rispetto delle istituzioni, ricordando che dietro ogni provvedimento c’è un unico criterio guida: la tutela dei più piccoli.
