12 Ottobre 2026, lunedì
HomeItaliaPoliticaGiustizia, guerra ed energia: il Pd all’attacco di Meloni

Giustizia, guerra ed energia: il Pd all’attacco di Meloni

Zan accusa la premier di voler “governare” la magistratura, chiede chiarimenti sul conflitto internazionale e Misiani avverte: il decreto bollette è già superato dall’escalation nel Golfo.

Dal referendum alla politica estera, fino all’emergenza energetica. È un affondo su più fronti quello che il Partito Democratico rivolge al governo, chiamando direttamente in causa la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Al centro della polemica, alcune dichiarazioni rilasciate dalla premier al TG5 sul tema della giustizia e dei referendum. Parole che per il Pd rivelerebbero un’impostazione culturale incompatibile con il principio costituzionale della separazione dei poteri.

Giustizia e referendum: “Non serve a governare”

A intervenire è Alessandro Zan, componente della segreteria nazionale ed europarlamentare dem, che contesta frontalmente l’idea espressa dalla premier secondo cui “la giustizia è uno dei tre poteri fondamentali per governare lo Stato”.

«Per governare? No, presidente», replica Zan. «La giustizia non serve a governare, ma ad applicare le leggi. Anche su chi governa».

Il punto, sottolinea l’esponente democratico, non è semantico ma politico: in una democrazia liberale i poteri dello Stato sono separati proprio per evitare che l’esecutivo concentri su di sé leve di controllo che devono restare autonome. Secondo Zan, ogni volta che la maggioranza affronta il tema del referendum in materia di giustizia, riaffiora una medesima impostazione: “subordinare, controllare, ridurre l’indipendenza della magistratura”.

Un’accusa pesante, che ribalta la narrazione del centrodestra e trasforma le parole della premier, a giudizio del Pd, nel “miglior spot per il No”.

Politica estera: “Silenzio mentre il conflitto si allarga”

Il secondo capitolo riguarda la crisi internazionale. In un quadro segnato dagli attacchi di Stati Uniti e Israele e da un conflitto che – secondo i dem – “si allarga di ora in ora”, Zan critica il presunto immobilismo dell’esecutivo.

Per mesi, osserva, l’opinione pubblica ha ascoltato la retorica sull’asse privilegiato con Washington e sulla rinnovata centralità dell’Italia nello scenario globale. Ma ora, sostiene l’europarlamentare Pd, alla prova dei fatti il governo “resta spettatore, senza una strategia”.

La richiesta è esplicita: la presidente del Consiglio riferisca in Parlamento e chiarisca quale sia la linea italiana. In gioco, secondo l’opposizione, non c’è solo la postura diplomatica, ma la credibilità stessa del Paese in un passaggio geopolitico delicatissimo.

L’energia e il nodo Hormuz: “Decreto già superato”

Il terzo fronte è economico e riguarda le conseguenze dell’escalation militare nel Golfo Persico, con l’interruzione dei transiti attraverso lo Stretto di Hormuz e le ripercussioni sui mercati energetici.

A intervenire è Antonio Misiani, responsabile Economia del Pd, che parla di effetti “pesantissimi” sulle quotazioni di petrolio e gas e di un aumento che rischia di scaricarsi direttamente su famiglie e imprese italiane.

Lo scenario evocato è quello di una nuova impennata dei prezzi di gas, elettricità e carburanti, in un Paese già provato da anni di instabilità energetica e inflazione. In questo contesto, il decreto bollette varato dal governo viene giudicato “superato dai fatti” e “del tutto inadeguato” rispetto alla portata della crisi.

Misure frammentarie e temporanee, sostiene Misiani, non bastano di fronte a uno shock potenzialmente sistemico. Serve invece un piano straordinario: strumenti di tutela per i redditi delle famiglie, sostegni mirati alle imprese e alle filiere più esposte, rafforzamento delle scorte, interventi per calmierare i prezzi.

“Non possiamo permetterci ritardi né sottovalutazioni”, avverte l’esponente dem, chiedendo un’informativa urgente in Parlamento e una strategia chiara per evitare che l’Italia si faccia trovare impreparata.

Tra giustizia, politica estera ed energia, il Pd prova così a saldare tre linee di critica in un’unica narrazione: difesa dell’equilibrio istituzionale, richiesta di trasparenza sulle scelte internazionali e allarme sociale per l’impatto economico della crisi.

Il confronto con Palazzo Chigi, nei prossimi giorni, è destinato a salire di tono.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti