C’è un filo rosso che lega Roma, Parigi e Washington: la consapevolezza che l’ordine internazionale fondato su consultazioni multilaterali e regole condivise sta lasciando spazio a una stagione più aspra, dominata dalla rapidità decisionale e dalla forza degli Stati.
Le dichiarazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto, del presidente francese Emmanuel Macron e del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, sullo sfondo dell’attacco contro l’Iran, non sono episodi isolati. Sono la rappresentazione plastica di un cambio d’epoca.
Crosetto: «Nessuna sudditanza, ma un mondo cambiato»
Davanti alle Commissioni Esteri e Difesa riunite di Senato e Camera, Guido Crosetto ha chiarito un punto destinato a pesare sugli equilibri atlantici: nessun Paese alleato sarebbe stato informato preventivamente dell’azione militare contro l’Iran.
L’obiettivo — secondo quanto riferito — era talmente sensibile da imporre il massimo riserbo: l’eliminazione della guida suprema iraniana, Ali Khamenei. Un’operazione partita senza preavviso, proprio per garantirne l’efficacia e la sorpresa strategica.
Non è soltanto un dettaglio operativo. È un dato politico.
Crosetto ha respinto l’idea di una “sudditanza” italiana, ma ha riconosciuto che il contesto internazionale è mutato: il dialogo tra potenze avviene sempre meno negli organismi multilaterali e sempre più attraverso rapporti di forza diretti. In altre parole, la cooperazione resta, ma non è più la prima leva decisionale.
Se nessun alleato è stato informato, significa che la catena di fiducia occidentale è oggi più selettiva, più ristretta, forse più fragile.
Macron: deterrenza rafforzata per un’Europa esposta
A Brest, dalla base strategica dell’Ile Longue, Emmanuel Macron ha scelto un linguaggio solenne per annunciare un rafforzamento della deterrenza nucleare francese.
Il presidente ha parlato di un mondo “più duro”, di mesi che hanno pesato come decenni, di concorrenti evoluti e partner trasformati. Il messaggio è chiaro: la sicurezza europea non può più essere considerata un presupposto stabile.
Parigi intende rafforzare il proprio modello di deterrenza “nel pieno rispetto della sovranità”, ma collocandolo dentro un quadro continentale. È la formula della “deterrenza avanzata”: un aggiornamento dottrinale che mira ad adattare la forza nucleare francese a un’Europa più vulnerabile.
Il futuro sottomarino nucleare francese, “L’Invincibile”, operativo dal 2036, diventa così il simbolo di una strategia che punta a garantire autonomia e credibilità militare in uno scenario segnato da sconvolgimenti geopolitici.
Trump: «Un’ora per colpire la leadership iraniana»
Da Washington, Donald Trump ha rivendicato con toni netti la rapidità e la portata dell’operazione contro Teheran.
Il presidente ha dichiarato che l’obiettivo di neutralizzare la leadership iraniana era stato pianificato su quattro settimane ma realizzato in un’ora. Ha parlato di flotta distrutta, di operazioni su vasta scala ancora in corso e ha definito “intollerabile” la prospettiva di un Iran dotato di missili a lungo raggio e arma nucleare.
La linea è quella della prevenzione strategica: di fronte a una minaccia considerata esistenziale per il Medio Oriente e per gli Stati Uniti, Washington ha scelto l’azione diretta.
Il messaggio, anche in questo caso, è duplice: deterrenza rafforzata verso l’avversario e riaffermazione della capacità decisionale americana.
Il ritorno della politica di potenza
Letti insieme, i tre interventi delineano una traiettoria precisa:
- Gli Stati Uniti rivendicano la rapidità e l’autonomia dell’azione militare.
- La Francia consolida il proprio ruolo nucleare in chiave europea.
- L’Italia prende atto che l’equilibrio globale è sempre più dominato dalla potenza degli Stati.
Non si tratta della fine formale del multilateralismo, ma della sua progressiva marginalizzazione operativa. Le decisioni cruciali sembrano maturare sempre più nei centri di comando nazionali, meno nei tavoli collegiali.
L’Europa davanti alla scelta
Per l’Europa si apre un passaggio decisivo.
Il rafforzamento nucleare francese può diventare il perno di una maggiore autonomia strategica oppure evidenziare nuove asimmetrie interne. L’assenza di consultazione preventiva nell’operazione contro l’Iran solleva interrogativi sulla coesione dell’Alleanza atlantica.
E l’Italia, nel mezzo, è chiamata a definire il proprio peso politico in un sistema che privilegia la capacità di incidere più che la sola appartenenza formale.
Il mondo evocato da Crosetto — quello in cui il dialogo passa attraverso la forza degli Stati — non è una parentesi retorica. È una diagnosi.
Se questa è la nuova normalità, la deterrenza non è più un concetto astratto. È tornata a essere una pratica quotidiana di equilibrio, pressione e potenza.
