15 Luglio 2026, mercoledì
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Crans-Montana, il racconto dei feriti italiani: “Uscite sbarrate, estintori inutilizzati. E Jessica Moretti è scappata”

Le prime audizioni raccolte dalla Procura di Roma nell’inchiesta parallela a quella svizzera sulla tragedia al Constellation. Testimonianze concordanti su carenze di sicurezza, capienza superata e minori ammessi alcolici.

Uscite di sicurezza chiuse, estintori rimasti al loro posto, nessuna indicazione nei momenti decisivi. E poi la fuga. È un quadro duro, a tratti sconcertante, quello che emerge dalle prime audizioni dei feriti italiani sopravvissuti alla tragedia di Crans-Montana, la località alpina svizzera diventata teatro di un rogo che ha provocato vittime e decine di intossicati.

Le testimonianze sono confluite in una prima informativa trasmessa in queste ore alla Procura di Roma, che procede in raccordo con le autorità elvetiche. I magistrati capitolini hanno acquisito i verbali delle audizioni dei connazionali rimasti coinvolti nell’incendio scoppiato all’interno del locale Constellation, uno dei punti di ritrovo della stagione invernale nella cittadina del Canton Vallese.

“Nessuna via di fuga”

“Le uscite di sicurezza erano tutte chiuse, nessuno ci ha dato indicazioni”, avrebbero riferito più persone agli investigatori. Una versione che ricorre con insistenza nei racconti: nei minuti in cui il fumo si è addensato e le fiamme hanno iniziato a propagarsi, la priorità è stata cercare un varco, un’uscita alternativa. Ma, stando ai verbali, le porte di emergenza non sarebbero state accessibili.

Un altro elemento che pesa come un macigno è la presunta mancata attivazione degli estintori. “Non sono stati azionati”, avrebbero dichiarato alcuni testimoni, sottolineando come l’incendio sia divampato in pochissimi minuti. Secondo quanto riferito, all’interno del locale non vi sarebbe stato materiale ignifugo sufficiente a contenere o rallentare la propagazione delle fiamme.

Un’accelerazione improvvisa, quasi incontrollabile, che avrebbe trasformato una serata di festa in una trappola.

La fuga e il nome che ritorna

Tra i passaggi più delicati delle testimonianze compare il riferimento a Jessica Moretti, figura legata all’organizzazione della serata secondo quanto ricostruito finora dagli inquirenti. “È scappata”, avrebbero raccontato alcuni feriti, sostenendo che nei momenti successivi allo scoppio dell’incendio la donna si sarebbe allontanata dal locale.

Un dettaglio che ora sarà oggetto di approfondimento investigativo, anche per chiarire ruoli, responsabilità e tempistiche. Gli inquirenti italiani lavorano in stretto coordinamento con la magistratura svizzera per verificare ogni circostanza, incrociando testimonianze, filmati e relazioni tecniche.

Capienza massima e bottiglie a peso d’oro

Dalle audizioni emergono anche elementi che riguardano la gestione della serata. Alcuni testimoni hanno riferito che il locale avrebbe raggiunto la capienza massima già prima del rogo. Nonostante ciò, l’accesso sarebbe stato consentito a chi pagava le consumazioni.

“Chiedevano fino a 270 euro per una bottiglia di champagne”, hanno raccontato alcuni presenti, descrivendo un sistema di ingresso subordinato alla spesa al bancone. Un aspetto che, se confermato, potrebbe incidere sulle valutazioni relative alla sicurezza e al rispetto delle normative.

Non solo. Secondo diverse testimonianze, nel Constellation non vi sarebbero stati controlli rigorosi sull’età degli avventori: “Non c’erano divieti per i minori, potevano frequentare il bar e bere alcolici”. Anche questo punto sarà oggetto di verifica nell’ambito dell’inchiesta.

Un doppio fronte investigativo

L’inchiesta si muove su un doppio binario. Da una parte le autorità svizzere, competenti per territorio, impegnate negli accertamenti tecnici sulle cause del rogo e sulle condizioni strutturali del locale; dall’altra la Procura di Roma, che procede per tutelare i cittadini italiani coinvolti e accertare eventuali profili di responsabilità rilevanti anche per l’ordinamento italiano.

Gli investigatori stanno acquisendo documentazione sulla conformità dell’impianto antincendio, sulle certificazioni di sicurezza e sulle autorizzazioni amministrative del locale. Al vaglio anche i flussi di ingresso e le modalità organizzative della serata.

Le voci dei sopravvissuti, ora messe nero su bianco, rappresentano il primo tassello di una ricostruzione ancora in divenire. Ma il filo rosso che le attraversa è uno solo: la sensazione di essere rimasti soli, senza indicazioni, in un luogo che avrebbe dovuto garantire sicurezza e che invece, in pochi minuti, si è trasformato in un inferno.

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