26 Ottobre 2026, lunedì
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Dal Principio di Prestazione al Principio di Creatività: la nuova architettura del Turismo contemporaneo

Tecnologia, mutazione dei modelli produttivi e centralità dell’Ego ridefiniscono consumi, lavoro e intrattenimento: il Turismo non è un comparto isolato, ma l’espressione più evidente della trasformazione economica e sociale in atto.

A cura di Gilberto Borzini

L’esplosione del consumo turistico corrisponde ai dettami del modello economico che trasforma l’organizzazione sociale e la orienta verso la nuova Civiltà Ludica. Peccato che la politica non sappia normare il fenomeno per agevolarlo.

Immaginare il Turismo come industria a sé rischia di creare malintesi ed errate interpretazioni.
Il Turismo è uno dei fenomeni economici, uno dei contesti in cui si sviluppa lo scenario prevalente, che è tanto tecnico quanto economico.

Al momento accade ciò che è accaduto nei secoli trascorsi: le nuove tecnologie rimodellano i sistemi produttivi; i sistemi produttivi impongono modelli economici; l’organizzazione del lavoro diviene organizzazione sociale; dall’organizzazione sociale derivano schemi etici, politici e filosofici. Il quadro è sempre il medesimo, dalla scoperta del fuoco a oggi.

Dalla semplice osservazione precedente discende la possibile comprensione dell’evoluzione nel futuro prossimo, e sono le competenze umanistiche, ben più di quelle tecnologiche, a consentirci l’analisi.

Dalla Prestazione alla Creatività

Da Schiller a Freud, all’interno della prima grande rivoluzione industriale dell’Ottocento, il pensiero filosofico ha interpretato la società come repressiva, indicando nella repressione degli istinti e nella canalizzazione delle energie istintuali quel Principio di Realtà, socialmente appreso, antitetico al Principio di Piacere originario e naturale.

Da Freud a Marcuse, nello sviluppo dei processi produttivi ed economici del Novecento, il Principio di Realtà si è evoluto in Principio di Prestazione, attribuendo al successo e all’esibizione del successo una parte rilevante del riconoscimento sociale, capace di soddisfare l’autostima individuale all’interno di una struttura psichica di impronta genitale e monogamica.

Quegli elementi e quegli schemi entrarono in crisi con l’avvento di nuovi modelli di produzione e di comunicazione, avviando quell’analisi sociologica definita da Zygmunt Bauman come “Modernità liquida”, in cui alle precedenti certezze morali e appartenenze sociali si sostituisce una fluidità, una precarietà dell’essere capace di rendere il soggetto sempre più individuale e sempre meno sociale.

Ancora, con lo sviluppo prepotente delle nuove tecnologie – Internet, IA, ChatGPT e robotica – l’insieme dei nuovi mezzi di produzione ha modificato sia i cicli produttivi – delocalizzazione, fabbriche “buie”, robotizzazione della produzione industriale, introduzione dell’IA nel terziario – sia i modelli organizzativi e sociali del lavoro, sostituendo agli schemi precedenti ulteriori elementi di precarietà occupazionale, nomadizzazione digitale, disponibilità di tempo libero e necessità, da parte di una crescente umanità, di disporre di forme di intrattenimento del tempo liberato.

Al Principio di Prestazione, parte integrante del processo industriale, subentra il Principio di Creatività, che trasforma il lavoro in gioco creativo; che consente di affermarsi attraverso le nuove dinamiche dell’intrattenimento (sport, spettacolo e influencer); che permette di definire nuove modalità organizzative del lavoro (smart working, team networking); che consente di percepirsi come promotori di se stessi, editori, fotografi, modelle, pittori, comunicatori attraverso semplici accessi alla rete.

La nuova dimensione del Turismo

Lo schema sopra indicato attribuisce all’Ego individuale e soggettivo la massima rilevanza, e l’Ego afferma la propria individualità, tanto ai propri occhi quanto allo sguardo del mondo, esibendo i propri consumi. All’interno di una società dedita all’immagine e all’intrattenimento non conta il consumo in sé, quanto la manifestazione del consumo.

Le nuove modalità di acquisto online e l’organizzazione della logistica consentono acquisti reiterati, quando non compulsivi, e un’immediata possibilità di esibizione attraverso i canali social, ricavando un nuovo piacere narcisistico e, a volte, anche un riconoscimento economico, definito dalla visibilità acquisita.

L’impronta della Società Ludica, di cui scrivevo un paio di anni or sono, si radicalizza in funzione di una nuova Civiltà Ludica, in cui intrattenimento e leisure – l’utilizzo del tempo libero eccedente rispetto al tempo di lavoro ordinario – realizzano nuove e formidabili modalità economiche, relegando l’industria a luoghi remoti dove è necessario creare, attraverso gli insediamenti industriali, una nuova classe media, futura grande spenditrice, ripetendo il modello sviluppato in Occidente negli anni del secondo dopoguerra.

Quale Turismo?

Lo strumento sociologico consente di individuare cluster ragionevolmente omogenei di consumatori che condividono, altrettanto ragionevolmente, potenziali di consumo, modelli organizzativi di acquisto e obiettivi di acquisto, ovvero quanto possono spendere, come comprano, cosa comprano e soprattutto perché comprano.

Il “perché”, nel turismo massificato, rientra in un criterio di upgrading individuale: il consumo turistico fornisce una sorta di piccolo e temporaneo ascensore sociale che riqualifica il consumatore ai suoi occhi e allo sguardo della sua area di relazione. Il turismo dei selfie ne è probabilmente la manifestazione più evidente.

Il viaggio, quindi, altro non è che il premio che il consumatore si concede, realizzando così gli obiettivi del Principio di Piacere, liberalizzato da un modello economico che nelle forme del piacere ha da tempo individuato un business planetario e formidabile.

Si pensi al gioco, con insistite stagioni sportive teletrasmesse; si pensi al mondo delle scommesse, che si trasformano in ludopatia; si pensi alle infinite trasmissioni gastronomiche; si pensi alla pornografia e alla facilità di affermarsi, per chi si mette in mostra, su canali web come OnlyFans o Patreon; si pensi alle sempre più presenti trasmissioni sui “territori”; si pensi alle pay TV e ai relativi palinsesti; si pensi alla liberalizzazione dei generi sessuali – e ai relativi consumi – per comprendere come la liberazione del Principio di Piacere sia divenuta asset strumentale e prevalente per il mondo economico.

Inevitabile, quindi, la ricaduta del nuovo modello sull’intero sistema organizzativo sociale e sui comportamenti individuali in esso inclusi.

Flussi continui, riorganizzazione necessaria

I flussi del turismo si sviluppano dunque in una forma di continuità resa stagionale solamente dai possibili inconvenienti meteorologici, bellici o di altra natura e, davanti a questa mole di flussi, agevolata da criteri trasportistici un tempo impensabili, il mondo dell’ospitalità tende a una naturale riorganizzazione, non sempre agevolata dalla burocrazia che stenta a comprendere i cambiamenti in corso.

Per gli albergatori proprietari di strutture più datate sorge spontanea la domanda se convenga riqualificare o riconvertire la struttura, e verso quali obiettivi di mercato e opportunità di servizio, con una mano sul portafoglio, che desidera una valorizzazione immobiliare, e l’altra sul cuore, che afferma la volontà di offrire servizi apprezzati generando un corposo RevPar.

Per i piccoli proprietari di seconde case è in corso la corsa al CIN, l’ammodernamento degli spazi da offrire in locazione breve, l’asservimento alle logiche delle OTA che consentono le prenotazioni online.

Per i property manager la competizione si svolge tanto verso i colleghi quanto verso i piccoli proprietari e, ancora, verso gli hotel tre stelle.

Il tutto in un regime normativo spaventosamente complesso, in cui le competenze ministeriali, regionali e comunali si incrociano e si contraddicono; dove in un Comune vengono modificate le regole per la conversione alberghiera e nell’altro no; dove in una Regione si pianifica un coefficiente abitativo a uso turistico e nella Regione contigua vige la liberalizzazione totale.

Il Turismo è una miniera potenziale che deve essere regolamentata a livello centrale in ogni sua forma: il caos normativo e l’incomprensione del cambiamento in corso rischiano di penalizzare quella che si va affermando come risorsa prioritaria per il Paese.

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