5 Ottobre 2026, lunedì
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Viadotto di Longobucco, la Corte dei conti: “Crollo per errori di progettazione”. Contestato un danno da 4,5 milioni

Nel mirino della magistratura contabile il cedimento del ponte “Ortiano II” sulla Mirto-Longobucco, collassato nel maggio 2023. Quattro citati in giudizio: “Fondazioni modificate rispetto al progetto originario”

Il viadotto “Ortiano II” di Longobucco non sarebbe crollato per un destino avverso né soltanto per la furia dell’acqua. Alla base del cedimento, secondo la Procura regionale della Corte dei conti della Calabria, vi sarebbero errori strutturali precisi: difetti di progettazione e di realizzazione che avrebbero compromesso la stabilità dell’opera sino al collasso del 3 maggio 2023.

Per questo la magistratura contabile ha citato in giudizio quattro persone, contestando un presunto danno erariale di 4.789.765,79 euro, oltre accessori e spese di giustizia. Una cifra che fotografa il costo pubblico di un’infrastruttura ritenuta, oggi, strutturalmente inadeguata.

Il crollo e le indagini

Il cedimento di una delle campate del viadotto – parte del IV lotto della Strada statale Mirto-Longobucco-Sila, un tracciato articolato in sei viadotti complessivi – si verificò in concomitanza con abbondanti precipitazioni. Le immagini del ponte spezzato fecero rapidamente il giro del Paese, riaccendendo il dibattito sulla sicurezza delle infrastrutture e sulla qualità della spesa pubblica.

Le indagini, affidate al Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Catanzaro, hanno ricostruito l’intera filiera dell’opera: dalla procedura di appalto integrato del 2005, curata dall’allora ente attuatore Comunità Montana “Sila Greca/Destra Crati”, fino alle fasi di progettazione esecutiva e realizzazione.

Il nodo centrale riguarda le fondazioni. Nel progetto definitivo posto a base di gara era prevista la realizzazione di fondazioni “indirette”, sostenute da un sistema di micropali di profondità, soluzione tecnica pensata per garantire maggiore stabilità anche in presenza di un alveo fluviale.

Nelle fasi successive, però – è la ricostruzione degli inquirenti contabili – sarebbero state adottate fondazioni “dirette”, poggiate sul terreno, anche in corrispondenza dell’alveo del torrente attraversato dal viadotto. Una modifica sostanziale rispetto all’impostazione originaria.

Secondo la Procura della Corte dei conti, proprio questo scostamento progettuale e realizzativo avrebbe reso vulnerabile una delle pile del ponte. Il torrente in piena, ingrossato dalle piogge, avrebbe provocato lo “scalzamento” delle fondazioni, determinando il collasso della campata.

La contestazione contabile

Alla luce degli accertamenti, la Procura regionale ha emesso un atto di citazione per danno erariale nei confronti di quattro figure ritenute, a vario titolo, coinvolte nella gestione dell’opera:

  • Aldo Madeo, 75 anni, di Rossano, responsabile unico della procedura;
  • Gianfranco Volpe, 80 anni, originario di Genova e residente a Carolei (Cosenza), direttore dei lavori e già progettista del progetto definitivo;
  • Luigi Giuseppe Zinno, 72 anni, di Marano Marchesato (Cosenza), componente della commissione di collaudo;
  • Mariano Mari, 76 anni, di Paola (Cosenza), anch’egli componente della commissione di collaudo.

La magistratura contabile contesta loro, in diversa misura, la responsabilità per aver consentito – secondo l’impianto accusatorio – la realizzazione di un’opera difforme rispetto al progetto originario e per non aver rilevato o impedito criticità strutturali che si sarebbero rivelate decisive.

Infrastrutture e responsabilità

Il caso del viadotto “Ortiano II” si inserisce in un quadro più ampio di attenzione verso la sicurezza delle infrastrutture e il corretto impiego delle risorse pubbliche, soprattutto in territori fragili dal punto di vista idrogeologico.

La vicenda approda ora davanti alla Corte dei conti, chiamata a stabilire se vi sia stata una gestione negligente o gravemente colposa tale da generare un danno patrimoniale per l’amministrazione.

Resta l’immagine di un’opera pensata per collegare e sostenere lo sviluppo di un’area interna della Calabria, diventata invece simbolo di una fragilità progettuale e amministrativa che, secondo l’accusa, avrebbe potuto essere evitata.

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