TORINO – Hanno atteso il calare del buio per rompere gli argini del corteo e trasformare una manifestazione in una lunga notte di scontri. A Torino la protesta nazionale per Askatasuna è degenerata in una vera e propria guerriglia urbana: lanci di bombe carta, bottiglie e pietre, razzi artigianali costruiti con tubi di metallo, cassonetti e masserizie incendiati. Il bilancio provvisorio parla di almeno undici feriti tra le forze dell’ordine.
Il fronte degli scontri si è acceso in più punti della città, prima in corso Regina Margherita 47 – storica sede di Askatasuna fino allo sgombero del 18 dicembre scorso – e poi nell’area retrostante il Campus Einaudi. Qui gruppi di autonomi e anarchici si sono staccati dal corteo principale tentando ripetutamente di sfondare i cordoni della polizia. La risposta è arrivata con lacrimogeni e cariche di alleggerimento, in un faccia a faccia durato oltre un’ora e mezza.
Le strade si sono trasformate in un campo di battaglia: tutto ciò che era a portata di mano è stato usato come arma, dalle sedie dei locali chiusi ai pali stradali divelti. In fiamme sono finiti cassonetti, campane per la raccolta dei rifiuti trascinate al centro della carreggiata e persino un mezzo blindato della polizia, spento dagli stessi agenti. Fitto il lancio di pietre, continui gli arretramenti e i ritorni all’attacco dei manifestanti.
Durissima la reazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che sui social ha definito quanto accaduto «grave e inaccettabile». «Uno sgombero legittimo di un immobile occupato illegalmente – ha scritto – è stato usato come pretesto per scatenare violenze, incendi, lanci di bombe carta e aggressioni organizzate, fino a colpire un blindato della Polizia». Pubblicando il video di un agente preso a calci, la premier ha aggiunto: «Le immagini parlano da sole: non siamo di fronte a manifestanti, ma a soggetti che agiscono come nemici dello Stato».
Nel corso degli scontri sono stati presi di mira anche i giornalisti. Una troupe è stata aggredita fisicamente, minacciata e costretta ad allontanarsi mentre venivano lanciati sassi e distrutta l’attrezzatura di lavoro. «La mia piena solidarietà – ha concluso Meloni – va alle Forze dell’ordine, ai cronisti aggrediti e ai cittadini danneggiati, che hanno pagato il prezzo di una violenza cieca e deliberata».
La tensione si è allentata solo in serata, dopo oltre un’ora di scontri continui. Resta una città segnata da roghi, devastazioni e polemiche, e un episodio che riapre con forza il dibattito sulla gestione dell’ordine pubblico e sulle frange violente che, ancora una volta, hanno trasformato una protesta in un assalto allo Stato.
