Dopo aver attraversato le turbolenze macroeconomiche del 2025, il mercato obbligazionario non solo ha retto l’urto, ma ha consolidato una fase rialzista che potrebbe estendersi anche al 2026. Un contesto che vede la Federal Reserve avviarsi verso ulteriori tagli dei tassi e un mercato sempre più caratterizzato da dinamiche di “carry”, dove il flusso di reddito continua a sostenere i rendimenti.
A delineare lo scenario è Gregory Peters, Co-Chief Investment Officer Fixed Income di PGIM, secondo cui i mercati sviluppati stanno entrando in una nuova normalità: crescita contenuta o moderata, inflazione leggermente persistente e un’economia orientata più alla resilienza che all’espansione. Un quadro tutt’altro che uniforme, ma nel quale le obbligazioni tornano a giocare un ruolo centrale nei portafogli.
Fed verso un livello neutrale, con un lavoro che rallenta
Nel commento di PGIM, i prossimi movimenti della banca centrale statunitense ruotano attorno a due fattori chiave. Da un lato, una politica monetaria potenzialmente più accomodante, soprattutto in vista della fine del mandato di Jerome Powell a maggio 2026; dall’altro, un mercato del lavoro USA in progressivo indebolimento.
La combinazione di questi elementi potrebbe spingere la Fed verso un tasso neutrale compreso tra il 3,00% e il 3,25%, creando le condizioni per un rally obbligazionario nel breve-medio periodo. Resta però sullo sfondo il rischio di una riaccelerazione dell’inflazione nel lungo termine, che impone prudenza e flessibilità nelle scelte di investimento.
Rendimenti a lunga: il picco è alle spalle
Secondo Peters, i rendimenti dei Treasury a lunga scadenza hanno probabilmente già superato il massimo. Il tratto lungo della curva statunitense dovrebbe ora muoversi in un andamento laterale, con il decennale confinato in un range tra il 3,95% e il 4,20%. Una fase che apre spazi per strategie tattiche, sfruttando le oscillazioni ai margini dell’intervallo.
Non mancano tuttavia i rischi: uno scenario di surriscaldamento economico o una nuova fiammata inflazionistica potrebbero costringere la Fed a spingersi oltre, tagliando i tassi al di sotto del livello neutrale stimato. Un’eventualità che renderebbe ancora più volatile l’estremità lunga della curva.
Spread compressi: cautela e tempismo
In questo contesto, PGIM invita a guardare con attenzione alle dinamiche degli spread creditizi. Dopo la forte volatilità innescata dai dazi nel 2025, gli spread si sono stabilizzati in un range ristretto e, secondo l’esperto, dovrebbero continuare a muoversi lateralmente, con rari ma significativi episodi di ampliamento.
Oggi i livelli sono vicini alla parte bassa del range, un segnale che suggerisce cautela: ridurre il rischio nelle fasi di compressione e tornare selettivamente sul credito quando gli spread si allargano resta la strategia più efficace.
Liquidità record e domanda potenziale
Un altro elemento di supporto al mercato obbligazionario arriva dalla massa di capitali parcheggiata nei fondi monetari, ancora prossima ai massimi storici. Una riserva pronta a riversarsi su azioni e bond, soprattutto in un contesto segnato da crescenti rischi geopolitici e da una volatilità destinata a restare elevata.
Proprio per questo, sottolinea Peters, è fondamentale costruire portafogli bilanciati, combinando strumenti a breve scadenza con titoli selezionati a durata intermedia e medio-lunga, in grado di assorbire eventuali cambi di rotta della Fed.
Sguardo globale e gestione attiva
Le incertezze legate all’inflazione e all’elevato indebitamento degli Stati Uniti rendono opportuno ampliare l’orizzonte oltre i Treasury. Le obbligazioni sovrane di altri Paesi sviluppati possono contribuire a ridurre i rischi specifici, mentre il debito dei mercati emergenti, soprattutto in valuta locale, continua a offrire interessanti opportunità di diversificazione e carry.
Accanto alla visione globale, PGIM ribadisce l’importanza della selezione e della gestione attiva, decisive per intercettare valore nel credito di alta qualità e negli asset cartolarizzati, come le CLO.
Come posizionarsi per un mercato che resta favorevole
In sintesi, il quadro delineato da Gregory Peters suggerisce che il mercato obbligazionario disponga ancora di solidi supporti tecnici e fondamentali. Per gli investitori attivi, le opportunità non mancano, a patto di mantenere disciplina e flessibilità.
L’equilibrio tra duration breve e intermedia, una selezione prudente del credito e la capacità di sfruttare i vantaggi tecnici del mercato rappresentano, secondo PGIM, la chiave per posizionarsi efficacemente in un contesto che potrebbe rimanere strutturalmente favorevole ai bond anche nel 2026.
