Nel corso della tradizionale conferenza stampa di fine anno, Vladimir Putin torna a scandire la posizione della Russia sulla guerra in Ucraina, alternando aperture diplomatiche e fermezza militare. Il presidente russo ha dichiarato che Mosca è pronta a negoziare sulla base delle proposte avanzate nel 2024, ribadendo però che, allo stato attuale, non intravede alcuna reale disponibilità da parte di Kiev ad affrontare il nodo più sensibile del conflitto: la questione territoriale.
«La Russia è disposta a discutere», ha affermato Putin, precisando tuttavia che il dialogo non può prescindere dal riconoscimento delle nuove realtà sul terreno. Un riferimento diretto ai territori ucraini occupati dalle forze russe, che il Cremlino considera ormai parte integrante della Federazione. Su questo punto, secondo il capo del Cremlino, mancherebbe qualsiasi apertura da parte del governo ucraino.
Accanto al piano diplomatico, Putin ha rivendicato con forza i risultati militari ottenuti negli ultimi mesi. «Le truppe russe avanzano lungo l’intera linea di contatto», ha dichiarato, sostenendo che l’iniziativa strategica è attualmente nelle mani delle forze armate di Mosca. Un messaggio rivolto tanto all’opinione pubblica interna quanto ai partner internazionali dell’Ucraina, volto a sottolineare la solidità della posizione russa sul campo di battaglia.
Le parole del presidente delineano così un quadro in cui l’apertura ai negoziati appare condizionata e selettiva: Mosca dice di voler trattare, ma solo alle proprie condizioni, mentre attribuisce a Kiev la responsabilità dello stallo politico. Una linea che conferma la strategia del Cremlino: mantenere la pressione militare, presentandosi al tempo stesso come interlocutore disponibile, in attesa che il contesto internazionale e gli equilibri sul terreno rendano più favorevole un eventuale tavolo di trattativa.
