7 Ottobre 2026, mercoledì
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Furti di rame sulla Firenze-Roma, smantellata una banda itinerante: tre arresti e un quarto indagato

L’indagine dei Carabinieri di Arezzo ricostruisce mesi di azioni mirate sulla direttissima: danni per 250 mila euro e cavi trafugati per oltre due chilometri e mezzo

Una linea ferroviaria strategica come la direttissima Firenze-Roma, un segmento cruciale dell’infrastruttura elettrica in fase di potenziamento e una banda specializzata capace di muoversi rapidamente fra più regioni. L’indagine condotta dai Carabinieri di Arezzo, durata da luglio a novembre, ha ricomposto un quadro che nelle ultime ore ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di tre cittadini romeni, mentre un quarto è indagato a piede libero. Il provvedimento, emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Arezzo su richiesta della Procura, riconosce gravi indizi di colpevolezza per furto continuato e aggravato in concorso.

Il caso esplode tra il 25 giugno e il primo luglio, quando lungo la tratta di Castiglion Fiorentino vengono scoperti ingenti furti di cavi in rame destinati all’implementazione tecnologica della linea ad alta capacità. La stima dei danni è immediatamente significativa: circa 250 mila euro fra materiale trafugato e infrastruttura compromessa. In tutto risultano sottratti circa 2.500 metri di cavi e danneggiati altri 600 metri, lasciati sul posto, pronti per un successivo prelievo.

La svolta arriva a poche ore dal primo episodio, grazie all’intervento dei Carabinieri della Stazione di Rigutino, che riescono a identificare uno degli autori mentre ancora si cercano di quantificare i danni. È il tassello iniziale di un’indagine resa complessa dalla natura itinerante della banda, dalla rapidità delle incursioni e dal valore del materiale sottratto, sempre più ambito sul mercato nero.

Da quel primo elemento, gli investigatori del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Arezzo costruiscono una ricostruzione rigorosa, incrociando strumenti investigativi tradizionali e tecnologia. Decisiva si rivela l’analisi del telefono cellulare sequestrato al primo sospettato, da cui vengono estratti contatti, movimenti e tracce digitali. A questo si aggiunge lo studio dei tabulati telefonici, i riscontri provenienti dalle banche dati a disposizione delle forze di polizia, le immagini dei sistemi di videosorveglianza e delle apparecchiature per la lettura delle targhe, oltre ai controlli mirati sul territorio.

Dall’incrocio di indizi e movimenti emerge un quadro chiaro: i componenti della banda, tutti di origine romena, senza fissa dimora stabile e temporaneamente presenti in campi nomadi dell’area napoletana, avrebbero compiuto più spedizioni in provincia di Arezzo con l’obiettivo di sottrarre cavi fondamentali per il funzionamento della linea ferroviaria. Un’azione ripetuta, preparata con cura e resa particolarmente dannosa dal ruolo del rame nella rete elettrica ferroviaria.

La Procura della Repubblica di Arezzo, alla luce degli elementi raccolti, ha richiesto misure cautelari che il giudice ha accolto, riconoscendo il rischio di reiterazione del reato, la gravità delle condotte e l’organizzazione della banda, ritenuta responsabile di aver operato in numero superiore a tre persone e di aver provocato danni economicamente rilevanti a un servizio pubblico essenziale.

L’operazione, condotta con il supporto dei Carabinieri di Napoli e Treviso nella fase esecutiva, rappresenta un nuovo tassello nella lotta ai furti di rame, un fenomeno che negli ultimi anni ha più volte messo in difficoltà reti elettriche, infrastrutture ferroviarie e aziende del settore energetico. Per l’Arma e l’Autorità giudiziaria il caso di Arezzo dimostra ancora una volta come la rapidità di intervento, l’uso mirato delle tecnologie investigative e la cooperazione fra comandi territoriali possano fare la differenza nel contrasto a un crimine che, pur non essendo nuovo, continua a produrre effetti pesanti sulla sicurezza dei trasporti e sulla continuità dei servizi pubblici.

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