25 Ottobre 2026, domenica
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Insulti sessisti dopo la partita giovanile: il caso che scuote Napoli e travolge la squadra di don Manganiello

La sfida fra i ragazzi della Don Guanella e le under 17 del Napoli Women finisce in un'ondata di insulti social. La dura condanna della società femminile e del sacerdote anticamorra: “Una ferita allo sport e ai nostri valori”.

Si è trasformata in un caso simbolico del degrado che può insinuarsi persino nei settori giovanili del calcio la partita disputata a Napoli tra l’Under 14 maschile della Don Guanella e l’Under 17 del Napoli Women. Una sfida di campo, finita 4-2 per i ragazzi, che nel giro di poche ore è diventata altro: una vicenda di insulti sessisti, molestie online e umiliazioni rivolte a minorenni che ha provocato indignazione pubblica e una dura reazione delle società coinvolte.

A denunciare quanto accaduto è stato lo stesso Napoli Women attraverso una lettera aperta pubblicata sui propri canali social. Nelle righe, un racconto diretto e amaro: le giovani calciatrici, tutte minorenni, sarebbero state bersaglio di offese e allusioni esplicite, imitate e ridicolizzate con versi osceni e commenti sul corpo femminile. Non solo sfottò da campo, ma derisioni violente, parole degradanti che hanno continuato a circolare dopo il triplice fischio.

Secondo la ricostruzione della società femminile, alcuni ragazzi avversari avrebbero pubblicato foto e video sui propri profili social accompagnandoli con insulti pesanti. Tra gli slogan rilanciati, anche hashtag che ricalcavano stereotipi misogini. Un crescendo culminato con contatti diretti inviati alle atlete su vari profili, trasformati in nuove molestie. “Non è sfottò. Non è competizione. Non è calcio. È una ferita”, scrive il club, lasciando trasparire non solo sdegno, ma l’amarezza di un ambiente ancora troppo esposto a un sessismo pervasivo.

Sul campo, la partita era stata intensa, con qualche scambio di nervosismo, come spesso accade nelle categorie giovanili. Nulla, però, avrebbe lasciato presagire l’ondata d’odio seguita negli spogliatoi e proseguita online. A rendere il caso ancor più delicato c’è il ruolo della società maschile coinvolta: la Don Guanella è presieduta da don Aniello Manganiello, sacerdote noto per il suo impegno anticamorra e per il lavoro sociale con i giovani della periferia nord di Napoli. L’episodio, nelle sue parole, rappresenta un crollo morale doloroso.

“Sono profondamente arrabbiato e deluso. Non so se più arrabbiato o deluso”, ha dichiarato il sacerdote, annunciando di aver inviato una lettera di condanna alla Figc. “Questa vicenda triste e vergognosa getta una cattiva luce su quanto di buono abbiamo fatto in questi anni. Forse abbiamo fatto poco: dobbiamo fare di più, e anch’io sono pronto a pagare la mia parte”.

Per don Manganiello, che ha sempre utilizzato il calcio come strumento educativo in un territorio difficile, la notizia è una ferita personale oltre che sportiva. “Due o tre dei nostri tesserati si sono macchiati di comportamenti inaccettabili. Ci saranno provvedimenti seri. E ci impegneremo per introdurre corsi di sensibilizzazione al rispetto delle donne e di contrasto alla volgarità”.

Sulla vicenda è intervenuto anche il deputato Francesco Emilio Borrelli, che ha parlato di “sessismo inaccettabile” e di un episodio rivelatore del “degrado morale che nulla ha a che vedere con i valori dello sport”.

La partita di un sabato qualunque è così diventata un caso emblematico: un campanello d’allarme sul clima tossico che può penetrare persino tra i più giovani, un richiamo alla responsabilità educativa di chi guida società sportive e un monito sulla fragilità del rispetto quando viene consegnato ai social senza argini. Un episodio che non riguarda soltanto chi ha sbagliato, ma un intero sistema chiamato a fare molto di più per proteggere lo sport e i suoi valori più semplici e più alti.

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