23 Ottobre 2026, venerdì
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Appendino rilancia il M5S: “Nova 2.0 è la strada. Basta tatticismi, serve un patto vero con i cittadini”

La deputata a Montecitorio indica la rotta post-elettorale: aprirsi al Paese reale, parlare agli esclusi e superare le logiche tra segreterie. “Il Movimento rischia di mancare un passaggio storico se non torna dove tutto è iniziato”.

Chiara Appendino non usa giri di parole. Intercettata a Montecitorio all’indomani del voto, la deputata del Movimento 5 Stelle individua senza esitazioni la direzione da imboccare: “Bene una Nova 2.0, è la direzione giusta”, afferma, quasi a voler marcare un cambio di passo che, secondo lei, non è più rinviabile.

Il punto di partenza, per l’ex sindaca di Torino, è uno solo: il popolo che non vota. Un bacino sempre più vasto che Appendino ritiene decisivo per il futuro del Movimento e, più in generale, della politica italiana. “Dobbiamo guardare a chi si è allontanato, a chi non crede più nella politica. Dobbiamo aprirci e ascoltare il Paese reale”, sostiene. È un richiamo alle origini del M5S, alla sua promessa fondativa di partecipazione e coinvolgimento, a quell’idea di comunità civica dove nessuno dovrebbe sentirsi spettatore passivo.

L’analisi è netta: le elezioni, ancora una volta, hanno mostrato che una fetta consistente del Paese non si sente rappresentata. Per Appendino questo è il nodo cruciale, il segnale che impone un cambio di metodo prima ancora che di linea politica. “L’Italia non ha bisogno di tatticismi o accordi tra segreterie”, avverte. Una critica diretta alle geometrie del cosiddetto campo largo, ai calcoli tra forze politiche che rischiano, a suo dire, di non intercettare più il malessere profondo del Paese.

La parlamentare insiste su un approccio che riporti al centro la partecipazione dal basso: “Ben vengano strumenti che rimettano al centro cittadini, esperti, associazioni, chi vive ogni giorno i problemi reali”. È la visione di un Movimento più permeabile, capace di far entrare nel proprio perimetro esperienze, competenze e sensibilità che spesso rimangono ai margini delle scelte politiche.

Il percorso che propone passa da ciò che definisce un “patto popolare” con i cittadini, molto più che da equilibri interni o da posizionamenti tattici. Per Appendino la domanda decisiva è: come tornare a parlare a chi non vota perché non si sente rappresentato? La sua risposta è una richiesta di apertura radicale, di ascolto vero, di ritorno ai temi concreti e non alle formule politiche.

“Se non ripartiamo da quel Paese che oggi non vota perché non si sente rappresentato da nessuno, rischiamo di fallire un appuntamento decisivo con la storia”, conclude. È un monito ma anche un invito: per il Movimento 5 Stelle, sostiene Appendino, il tempo della riflessione è finito. Ora serve una nuova fase, capace di rimettere in moto un rapporto oggi logoro tra politica e cittadini. Una Nova 2.0 che, nelle sue intenzioni, non sia soltanto un nome, ma l’inizio di un percorso identitario rinnovato.

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