È un atto d’accusa senza sfumature quello che arriva dal gruppo regionale del Movimento 5 Stelle in Piemonte. Sarah Disabato, capogruppo M5S, insieme ai consiglieri Alberto Unica e Pasquale Coluccio, definisce il disegno di legge Marrone sull’edilizia sociale un punto di non ritorno, la prova di quella che considerano una resa definitiva della Giunta Cirio sul fronte casa.
Secondo i pentastellati, la decisione di cedere a terzi parte del patrimonio pubblico di edilizia residenziale non è soltanto una scelta politica discutibile, ma rappresenta la rinuncia a un compito che la Regione dovrebbe assolvere con responsabilità: garantire un tetto a chi vive condizioni di fragilità economica e sociale. Un patrimonio, ricordano, costruito nell’arco di decenni, che oggi rischia di scivolare fuori dal perimetro pubblico con la promessa – giudicata poco credibile – di un futuro e incerto ritorno nelle mani dello Stato.
Il j’accuse del M5S non risparmia nulla. Nonostante le ingenti risorse affluite sul Piemonte grazie al PNRR e al Superbonus, sottolineano, la Giunta non sarebbe stata in grado di completare il piano di ristrutturazioni indispensabili per l’edilizia sociale. Una pioggia di fondi che, secondo i consiglieri grillini, la maggioranza di centrodestra avrebbe celebrato più con tagli di nastri che con risultati concreti. Da qui la scelta di “lavarsene le mani”, come la descrivono, cedendo il patrimonio invece di investirlo per le fasce più deboli.
A tutto questo si aggiunge la scelta di cassare migliaia di emendamenti presentati dalle opposizioni. Per il gruppo M5S, non è solo un atto di forza, ma una deriva che mette a rischio la stessa dialettica democratica del Consiglio regionale. Una decisione che i consiglieri definiscono grave, tanto sul piano politico quanto su quello istituzionale, e che promettono di continuare a denunciare.
Nel frattempo, un altro fronte si apre nella sanità territoriale. La presidente regionale del Movimento 5 Stelle, Sarah Disabato, punta il dito contro l’ASL TO3 e l’assessore regionale alla Sanità, Luigi Genesio Icardi (con deleghe specifiche affidate al direttore generale Riboldi), per la comunicazione inviata ai sindaci di Pianezza, Cumiana, Beinasco e Vigone. Una nota che preannuncia il superamento delle Case della Salute nel quadro della riorganizzazione centrata sulle Aggregazioni Funzionali Territoriali.
Per i cittadini dei territori coinvolti, il modello delle Case della Salute ha rappresentato negli anni una presenza stabile, riconosciuta per efficacia e prossimità. Luoghi dove la medicina territoriale evita sovraccarichi agli ospedali, garantisce continuità assistenziale e porta cure essenziali più vicino alle comunità. Il loro possibile superamento, osserva Disabato, genera incertezza e disorientamento proprio in un momento in cui la sanità di prossimità è invocata da tutti come pilastro del servizio pubblico.
La comunicazione dell’ASL fa riferimento anche alla possibilità di rifinanziare l’attuale modello con circa 450 mila euro. Per il Movimento 5 Stelle, questo è il nodo politico: la Regione intende davvero destinare risorse adeguate a un servizio apprezzato e radicato, oppure sta preparando un salto nel buio? Le risposte, finora, non sono arrivate. Ed è proprio per questo che Disabato annuncia la richiesta immediata di un confronto in Commissione Sanità, chiamando l’assessore Riboldi a chiarire obiettivi, tempistiche e ricadute di una riorganizzazione che rischia di indebolire la rete territoriale.
Tra il patrimonio delle case popolari che si allontana e la sanità di prossimità che rischia di smarrire il suo modello più sperimentato, il M5S del Piemonte vede la stessa linea d’ombra: una Regione che, a loro giudizio, arretra sui servizi pubblici fondamentali, smontando pezzi di welfare senza offrire alternative solide e trasparenti. Una vicenda che, per i pentastellati, non è soltanto un tema politico, ma una questione di responsabilità verso i cittadini più fragili.
