16 Agosto 2026, domenica
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Ex Ilva, salta il tavolo con il governo: proclamato lo sciopero. I sindacati denunciano l’assenza di una strategia

Dopo quattro ore di confronto senza sbocchi, la trattativa si interrompe bruscamente. Le sigle metalmeccaniche accusano l’esecutivo di mancanza di responsabilità e annunciano ventiquattr’ore di stop. Nessun intervento della Presidenza del Consiglio sul piano presentato.

La vertenza sull’ex Ilva precipita. L’incontro convocato dal governo per tentare di ricomporre il confronto con le parti sociali si è concluso in un nulla di fatto dopo circa quattro ore di discussione serrata. Da quel tavolo, che nelle intenzioni dell’esecutivo avrebbe dovuto segnare un passo avanti verso una soluzione condivisa, i sindacati si sono alzati denunciando la totale assenza di aperture. La risposta è arrivata immediata, con la proclamazione di uno sciopero generale di ventiquattr’ore a partire dal 19 novembre, accompagnato da assemblee nei siti interessati.

A darne l’annuncio è stato il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, che ha parlato senza mezzi termini di rottura definitiva. Secondo la sua ricostruzione, gli elementi che nei giorni scorsi avevano alimentato dubbi e timori sul futuro dello stabilimento si sono trasformati in certezze. Per Palombella il quadro è inequivocabile: a suo giudizio, il piano illustrato dal governo conduce inevitabilmente alla chiusura dell’impianto, con conseguenze pesantissime per i lavoratori e per l’intero sistema industriale del territorio. Da qui l’accusa severa all’esecutivo e alle istituzioni coinvolte, colpevoli, secondo il sindacato, di non aver mostrato il necessario senso di responsabilità.

A rincarare la dose è stato il segretario della Fiom, Michele De Palma. Durante la riunione, le sigle metalmeccaniche avevano chiesto alla Presidenza del Consiglio di ritirare il piano e di coinvolgere direttamente la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella gestione della vertenza. Una richiesta formulata come ultima possibilità per tentare di rimettere in carreggiata una trattativa ormai in fase critica. La risposta, però, è stata negativa, irrigidendo ulteriormente le posizioni.

Il fallimento del tavolo riporta la questione dell’ex Ilva al centro dell’agenda politica e sociale con toni sempre più accesi. Le organizzazioni dei lavoratori denunciano l’assenza di un progetto industriale credibile e di una volontà reale di salvaguardare la produzione e l’occupazione. Il governo, da parte sua, rivendica la solidità del piano e respinge l’idea di un passo indietro, sostenendo che le misure proposte rappresentino l’unica strada percorribile per risanare una realtà industriale in crisi strutturale da anni.

La giornata di sciopero si preannuncia dunque come un nuovo momento di tensione in una vicenda che, dopo anni di incertezze, sembra ancora lontana da una soluzione. Le prossime mosse dell’esecutivo e delle sigle sindacali saranno decisive per capire se il confronto potrà riprendere o se la frattura registrata al tavolo segnerà l’inizio di una fase di conflitto più profonda e difficile da ricucire.

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