Quando nel 2018 Torino decise di candidarsi per ospitare le ATP Finals, il progetto appariva come una scalata impossibile. Le possibilità di farcela, racconta oggi Chiara Appendino, allora sindaca della città e oggi vicepresidente della FITP, erano minime. Una su cento, le dissero. Eppure quella scommessa, fondata su un lavoro complesso e su una convinzione che sembrava quasi visionaria, non solo è stata vinta: è diventata un capitolo stabile della storia sportiva italiana.
Appendino lo ricorda in un messaggio affidato ai suoi canali, quasi a tirare il filo che unisce quel momento di incertezza all’attuale edizione, la quinta consecutiva ospitata sotto la Mole. “Nel 2018 portare le ATP Finals a Torino era una scommessa difficilissima. Mi dissero che avevamo una possibilità su cento: eravamo esposti al rischio della sconfitta e delle sue conseguenze ma abbiamo avuto coraggio e ce la siamo giocata”, scrive. E il risultato, aggiunge, è sotto gli occhi di chiunque abbia assistito alla trasformazione della città in un laboratorio sportivo e organizzativo di livello internazionale: “Oggi la storia parla da sola: siamo al quinto anno, l’evento è cresciuto insieme alla città e abbiamo convinto davvero tutti”.
Non si tratta, sottolinea Appendino, di un percorso concluso. Le ATP Finals, afferma, “non finiranno qui”. Il legame tra Torino e il grande tennis sembra ormai consolidato, frutto di un impegno istituzionale e organizzativo che ha coinvolto amministrazioni, federazione e mondo sportivo in un progetto che inizialmente appariva più ambizioso che realistico.
Ora, però, scrive la vicepresidente FITP, è il momento di mettere da parte riflessioni e bilanci per lasciare spazio alla sfida più attesa: “Adesso però lasciamo parlare il campo: godiamoci una finale incredibile, con il nostro Sinner che sfida il suo rivale del presente e del futuro, Alcaraz. La prima volta alle Finals, a Torino. L’inizio di qualcosa di epico”.
Parole che raccontano insieme l’orgoglio per un traguardo raggiunto e l’emozione per un nuovo passo nella storia del tennis italiano: una finale che incrocia due generazioni di talento e che Torino, dopo aver trasformato un’idea improbabile in un appuntamento di riferimento, si prepara ad accogliere come un ulteriore tassello di un percorso – sportivo e politico – che continua a guardare avanti.
