La prossima legge di bilancio sarà, per ammissione di molti, la più leggera degli ultimi dieci anni. Una manovra “piccola piccola”, come l’ha definita Antonio Misiani, esponente della segreteria del Partito Democratico e responsabile economico del partito. Eppure, nonostante la scarsa disponibilità di risorse, nella maggioranza di governo si moltiplicano i segnali di tensione e di competizione interna.
Secondo quanto trapela da ambienti parlamentari, la coalizione guidata da Giorgia Meloni sarebbe intenzionata a indicare addirittura quattro relatori per la legge di bilancio, uno per ciascun partito della maggioranza: Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati. Una scelta inedita, che, più che riflettere un’unità di intenti, sembra fotografare la necessità di bilanciare le spinte e le gelosie dei vari alleati.
“Un imbarazzante record storico”, ha commentato Misiani su X, sottolineando l’incongruenza tra la modestia delle cifre e la complessità delle mediazioni politiche in corso. I fondi a disposizione per gli emendamenti parlamentari sono infatti ridotti al minimo, tanto che – ironizza qualcuno nei corridoi di Montecitorio – “ci saranno più relatori che margini di spesa”.
La legge di bilancio per il 2026, la prima interamente costruita nel nuovo quadro economico post-PNRR, si presenta dunque come un esercizio di equilibrismo tra promesse elettorali, vincoli europei e una crescita che resta debole. I margini di manovra, ristretti dal peso del debito e dalle regole di bilancio comunitarie, obbligano il governo a scelte di priorità nette, ma anche a una gestione politica delicatissima.
All’interno della coalizione, ogni forza cerca di rivendicare la propria identità: la Lega spinge per misure a sostegno delle autonomie e delle imprese del Nord, Forza Italia insiste sul taglio del cuneo fiscale e sulla tutela dei pensionati, Fratelli d’Italia punta a consolidare le misure bandiera del governo, dal sostegno alla natalità agli incentivi per la sicurezza. Un mosaico di istanze che rischia di rendere la stesura finale della manovra un campo minato di trattative.
In un contesto economico segnato da incertezze e margini finanziari esigui, la decisione di nominare quattro relatori potrebbe finire per rallentare ulteriormente il percorso parlamentare della legge di bilancio, aprendo un fronte politico più complesso di quanto le cifre stesse della manovra giustifichino.
La “più modesta dal 2014” rischia dunque di diventare, paradossalmente, la più contesa. Un banco di prova per la tenuta della maggioranza, che dovrà dimostrare di saper governare nonostante, o forse proprio grazie, a una manovra che più che distribuire risorse, distribuisce responsabilità.
