La tregua a Gaza sembra ormai svanita nel rumore delle esplosioni. Nella notte, l’aviazione israeliana ha lanciato una nuova serie di raid su Gaza City e sulla città meridionale di Khan Yunis, in un’operazione che segna un ulteriore inasprimento del conflitto nonostante gli appelli internazionali al rispetto della cessazione delle ostilità.
Secondo quanto riportato dall’emittente Al Jazeera, i bombardamenti hanno colpito diverse aree densamente abitate, mentre le forze di terra israeliane hanno continuato a demolire edifici residenziali nel sud della Striscia. Al momento non si registrano vittime né feriti, ma la portata dei danni materiali non è ancora chiara.
Le incursioni notturne rappresentano un nuovo capitolo nella lunga crisi che da mesi tiene sotto scacco la popolazione palestinese, già stremata da un assedio che ha paralizzato infrastrutture, ospedali e vie di rifornimento. Nonostante i recenti tentativi di mediazione per una tregua stabile, la realtà sul terreno mostra un quadro diametralmente opposto: i bombardamenti proseguono, le operazioni di terra si intensificano e la prospettiva di un cessate il fuoco duraturo appare sempre più remota.
A Gaza City, i raid hanno provocato nuovi incendi e il panico tra i civili, molti dei quali erano appena tornati nelle proprie abitazioni dopo giorni di evacuazioni forzate. A Khan Yunis, invece, testimoni locali riferiscono che le forze israeliane avrebbero circondato diversi quartieri, procedendo alla distruzione sistematica di abitazioni sospettate di ospitare militanti di Hamas.
L’azione militare israeliana arriva mentre la comunità internazionale continua a sollecitare un ritorno al dialogo e il rispetto delle intese umanitarie raggiunte nelle scorse settimane. Ma la fragile tregua, già compromessa da reciproche accuse di violazione, sembra ora definitivamente infranta.
Nel silenzio della notte, le esplosioni a Gaza hanno scandito l’ennesimo fallimento della diplomazia, lasciando sul campo le macerie di una pace sempre più lontana.
