14 Ottobre 2026, mercoledì
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Minicar truccate, arriva la stretta: stop di 30 giorni per i veicoli modificati. Fuori la patente B a 17 anni

La riforma del Codice della strada interviene sui quadricicli leggeri alterati per superare il limite di velocità di 45 chilometri orari. Nel testo approvato dal Consiglio dei ministri non trovano spazio né la possibilità di conseguire anticipatamente la patente per le auto né le multe per i pedoni che attraversano con lo smartphone. Tre scelte che ridisegnano il perimetro delle nuove disposizioni sulla sicurezza stradale.

La sicurezza stradale passa anche dalla capacità di individuare quelle condotte che trasformano un mezzo concepito per circolare entro limiti precisi in un veicolo potenzialmente più pericoloso. È in questa prospettiva che si inserisce la stretta prevista dalla riforma del Codice della strada sulle minicar modificate illegalmente per aumentarne le prestazioni. Il provvedimento punta a contrastare una pratica particolarmente delicata quando coinvolge conducenti giovanissimi, spesso alle prime esperienze al volante e alla guida di quadricicli leggeri utilizzati per gli spostamenti quotidiani.

La novità più rilevante riguarda l’inasprimento delle conseguenze per chi altera le caratteristiche tecniche di questi veicoli, intervenendo sui dispositivi meccanici o sui sistemi che ne regolano la velocità. Non si tratta soltanto di una questione di conformità alle regole: modificare un mezzo progettato e omologato per determinate prestazioni significa intervenire su un equilibrio tecnico che coinvolge accelerazione, frenata, stabilità e capacità di controllo.

Minicar, il limite dei 45 chilometri orari non è un dettaglio

I quadricicli leggeri, comunemente chiamati minicar, rappresentano per molti adolescenti una prima forma di autonomia negli spostamenti. Proprio la loro diffusione tra i più giovani rende particolarmente importante il rispetto delle caratteristiche per cui sono stati omologati.

Per questa categoria di veicoli, il limite di velocità è fissato a 45 chilometri orari. Un vincolo che non può essere considerato una semplice indicazione formale, né un ostacolo da aggirare attraverso interventi non autorizzati. La velocità massima consentita rientra infatti nel quadro delle caratteristiche tecniche che definiscono il mezzo e le condizioni in cui può circolare legalmente.

Il problema nasce quando una minicar viene modificata per raggiungere velocità superiori a quelle previste. Interventi di questo tipo possono alterare il comportamento del veicolo e creare uno scarto tra le prestazioni effettive e quelle considerate in fase di progettazione e omologazione. A velocità più elevate, inoltre, aumentano gli spazi necessari per arrestare il mezzo e le conseguenze potenziali di un impatto.

Il rischio non riguarda esclusivamente chi guida. Una minicar modificata circola nello stesso spazio di automobili, motocicli, biciclette e pedoni, condividendo incroci, attraversamenti e carreggiate urbane. Una condotta individuale può quindi produrre conseguenze che coinvolgono altri utenti della strada, compresi quelli che rispettano le regole.

La riforma mira a intervenire proprio su questo punto, rafforzando le conseguenze previste per le alterazioni illegali. L’obiettivo dichiarato è scoraggiare una pratica che, soprattutto tra i conducenti più giovani, può essere sottovalutata o considerata una modifica innocua.

Sanzione, immobilizzazione e divieto di circolazione per 30 giorni

La risposta prevista dal nuovo testo non si esaurisce nella sanzione pecuniaria. Alle conseguenze economiche si aggiungono l’immobilizzazione del veicolo e il divieto di circolazione per 30 giorni.

È un insieme di misure che punta a incidere non soltanto sul comportamento del conducente, ma anche sulla possibilità concreta di continuare a utilizzare il mezzo modificato. La multa colpisce sul piano economico, mentre l’immobilizzazione e il successivo divieto di circolazione introducono una conseguenza pratica immediata e prolungata.

Per una famiglia che ha acquistato una minicar per consentire a un figlio adolescente di muoversi in autonomia, il problema può così estendersi oltre la violazione commessa. Il veicolo non può essere considerato disponibile come prima e diventa necessario affrontare le conseguenze dell’intervento non autorizzato, oltre agli eventuali adempimenti necessari per ripristinare le condizioni di regolarità.

La misura assume anche un valore preventivo. Il legislatore interviene su una condotta che può apparire marginale a chi la pratica, ma che riguarda il rispetto dei requisiti tecnici imposti per la circolazione. La possibilità di circolare legalmente non dipende infatti soltanto dal possesso di un documento di guida o dall’abilità personale del conducente: richiede anche che il veicolo corrisponda alle caratteristiche previste dalla normativa.

Resta naturalmente decisivo il modo in cui i controlli saranno effettuati e le disposizioni concretamente applicate. L’efficacia di una stretta sanzionatoria dipende anche dalla capacità di individuare le modifiche irregolari, verificarne la natura e rendere effettive le conseguenze previste.

Patente B a 17 anni, la proposta esce dalla riforma

Tra le misure che non sono entrate nel testo approvato dal Consiglio dei ministri figura la possibilità di conseguire la patente B a 17 anni. L’ipotesi era stata presa in considerazione nella prima versione della proposta, ma è stata successivamente accantonata.

A chiarire il cambiamento è stato il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che ha ricondotto la decisione alla volontà del ministro Matteo Salvini e alla priorità attribuita alla sicurezza e alla maturazione di una maggiore consapevolezza alla guida.

La disposizione, dunque, non compare nel testo approvato. È un passaggio importante per evitare che le ipotesi circolate durante la preparazione della riforma vengano confuse con le misure effettivamente contenute nel provvedimento.

La questione tocca un tema che accompagna da tempo il dibattito sulla formazione dei conducenti: il rapporto tra età anagrafica, esperienza pratica e responsabilità. Guidare un’automobile richiede capacità di valutazione, attenzione costante e la gestione di situazioni impreviste, spesso in contesti nei quali le decisioni devono essere prese in pochi secondi.

L’età, da sola, non misura tutte queste competenze. Tuttavia, il percorso che conduce al conseguimento della patente è concepito anche per garantire una preparazione adeguata prima di consentire l’accesso autonomo alla circolazione. La scelta di non introdurre la possibilità della patente B a 17 anni mantiene quindi fuori dalla riforma un’anticipazione del percorso ordinario, almeno per quanto riguarda la proposta esaminata in questa fase.

È necessario, allo stesso tempo, distinguere questa ipotesi dalle regole già esistenti che disciplinano l’accesso anticipato alla guida in presenza di specifici requisiti e condizioni. L’esclusione della nuova misura non equivale infatti, di per sé, a una riscrittura di tutte le disposizioni che riguardano i conducenti minorenni.

Pedoni e smartphone, niente multa specifica nel testo approvato

Un’altra ipotesi eliminata durante l’iter della riforma riguarda i pedoni che attraversano la strada mentre utilizzano lo smartphone. Nella fase iniziale era stata presa in considerazione l’introduzione di una sanzione specifica per questa condotta, ma la proposta non è stata confermata nel testo approvato dal Consiglio dei ministri.

Viene meno, pertanto, la multa dedicata che era stata prospettata nell’ambito delle nuove disposizioni. Il dato va letto con precisione: l’assenza di questa specifica sanzione non significa che l’uso del telefono durante l’attraversamento sia privo di rischi, né che vengano meno eventuali obblighi già previsti dalle norme vigenti per i pedoni.

Il punto è soprattutto comportamentale. Attraversare una strada richiede di valutare la velocità dei veicoli in arrivo, la distanza, le condizioni del traffico e l’eventuale presenza di ostacoli che limitano la visuale. Lo smartphone può sottrarre attenzione proprio nel momento in cui la capacità di osservare l’ambiente circostante diventa essenziale.

Un messaggio, una notifica o una telefonata possono ridurre la consapevolezza di ciò che accade sulla carreggiata. Il pericolo aumenta quando il pedone attraversa senza controllare adeguatamente il traffico o si affida alla convinzione che gli altri utenti siano in grado di fermarsi in ogni circostanza.

Ciò non implica che la responsabilità degli incidenti debba essere automaticamente attribuita a chi attraversa utilizzando il telefono. La sicurezza degli attraversamenti dipende anche dalla velocità dei veicoli, dalla visibilità, dall’illuminazione, dalla progettazione degli spazi urbani e dal rispetto delle regole da parte di automobilisti e motociclisti.

L’eliminazione della multa specifica lascia dunque aperta la questione di come promuovere comportamenti più prudenti senza introdurre la sanzione ipotizzata nella prima versione della riforma. Informazione, prevenzione e qualità delle infrastrutture restano strumenti importanti per ridurre il rischio, soprattutto nei contesti urbani caratterizzati da traffico intenso e attraversamenti frequenti.

Una riforma che cambia durante l’iter

Le differenze tra la prima bozza e il testo approvato dal Consiglio dei ministri mostrano come il perimetro di una riforma possa modificarsi durante il confronto istituzionale. Nel caso del nuovo Codice della strada, tre elementi aiutano a comprendere la direzione delle scelte illustrate dal Ministero: una maggiore severità nei confronti delle minicar alterate, l’esclusione della proposta sulla patente B a 17 anni e la rinuncia alla multa specifica per i pedoni che attraversano con lo smartphone.

Le tre misure non hanno lo stesso peso né incidono sugli stessi destinatari. La prima riguarda la conformità tecnica dei veicoli e introduce conseguenze aggiuntive per chi ne modifica illegalmente le caratteristiche. La seconda interviene su un’ipotesi relativa all’età di accesso alla patente automobilistica. La terza riguarda invece una condotta pedonale rischiosa, per la quale non è stata confermata la sanzione inizialmente prospettata.

Il filo conduttore è la ricerca di un equilibrio tra prevenzione, responsabilità individuale e strumenti di controllo. Per le minicar, l’intervento si concentra sulla necessità di impedire che veicoli progettati per prestazioni limitate vengano trasformati in mezzi diversi da quelli autorizzati. Per i conducenti più giovani, resta centrale il tema della formazione e della consapevolezza. Per i pedoni, la sicurezza continua a dipendere anche dalla capacità di mantenere l’attenzione durante l’attraversamento.

La prova decisiva sarà ora quella dell’applicazione concreta. Regole più severe possono contribuire a scoraggiare le violazioni, ma non sostituiscono i controlli, l’educazione stradale e la responsabilità di chi si mette alla guida o attraversa una carreggiata.

Nel caso delle minicar, il messaggio è particolarmente netto: modificare un veicolo per renderlo più veloce non è un semplice espediente per guadagnare qualche chilometro orario, ma un intervento che può compromettere le condizioni per cui quel mezzo è stato autorizzato a circolare. E quando a guidarlo sono adolescenti, la questione riguarda anche la responsabilità degli adulti, delle famiglie e di chi contribuisce a diffondere comportamenti che minimizzano i rischi.

La riforma, per come è stata presentata, sceglie di concentrare la risposta più incisiva proprio su questo fronte, mentre lascia fuori due proposte che avevano alimentato il dibattito nella fase preliminare. Per comprendere la portata effettiva delle novità sarà comunque necessario fare riferimento al testo normativo definitivo e alle relative disposizioni applicative, distinguendo sempre le misure annunciate da quelle effettivamente entrate in vigore.

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